Non è una ragazzina, Jenni. Ha un'intensa vita sessuale, che documenta quando si porta i suoi assurdi filarini a letto, davanti alla webcam. Poverini: essi sono esposti a un voyerismo planetario. Però lo sanno e ci stanno. Dal canto suo, Jenni viene ripresa quando medita sui propri chakra (adora fare yoga; già è noioso praticarlo, lo yoga, figuriamoci osservare una che lo fa per un'ora...), quando mette i panni sporchi in lavatrice, quando si dipinge le unghie, quando parlotta con gli amici, persino quando trasloca o si lamenta davanti al video perché è in ritardo con gli aggiornamenti del suo sito.
Trascinati dall'entusiasmo dei guardoni Web, giornalisti e cineoperatori si sono messi sulle tracce di Jennifer: l'hanno intervistata, le hanno visto le tette fuori, in un'allegra e panottica esperienza di una vita tutto sommato scontata, banale e spettacolarmente borghese. E poiché nel nostro tempo l'arte e la cultura altro non sono che raffinate giustificazioni dell'impalcatura borghese data all'esistenza delle masse consumatrici, Jenni è finita in musei di arte contemporanea, in trasmissioni televisive cult, in siti elitari come Salon. E' stata nominata "eroina tech" del '99. Ha anticipato programmi quali Survivor (il polpettone tv alla Robinson Crusoe vinto da un insopportabile gay e visto da 50 milioni di americani) o Il Grande Fratello.
Impossibile resistere all'esplosiva normalità di una sciacquettina sbiancata della provincia americana. Se soltanto si avesse coscienza che, a distanza di trent'anni, questi sono i rovinosi esiti della rivoluzione culturale, si precipiterebbe in un'atmosfera mentale di patinata depressione. Esattamente quella che coglie chi, come un pirla, si mette a guardare la vita di Jenni, refreshata ogni minuto, a quindici dollari l'anno...
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