Chiariamo subito una cosa: Bill Gates non è il diavolo! E chiariamone un'altra già che ci siamo: se non ci fosse stato Windows io non sarei qui a scrivere e voi lì a leggere. Messe le mani avanti, adesso posso insultarlo con la coscienza più leggera. Gates è probabilmente, anzi sicuramente, il personaggio più odiato di tutta la rete. Certo molte operazioni della Microsoft sono quantomeno discutibili, ma bisogna essere onesti: Windows è il compromesso universalmente più accettabile. E' ovvio che un'esperto o un tecnico preferisca usare Linux, ma un utente medio spegnerebbe il PC appena dopo la richiesta di password. Linux è sicuramente un sistema più affidabile, ma non è ancora pronto per l'utilizzo di massa. Che dire poi del Macintosh? Basta citare Linux Thorvald (il papà di Linux), che in occasione dell'uscita dell'iMac ha dichiarato: "E' incredibile che l'innovazione tecnologica di quest'anno sia il colore del case". Detto questo, per le più svariate ragioni ci tocca usare Windows. E allora rallegratevi: è uscito Windows Millennium Edition! A una prima occhiata non sembra che le innovazioni siano drastiche, a una seconda anche. La grafica è più carina e a dir la verità il sistema è più stabile (ciò non vuol dire che sia finalmente stabile). L'attenzione di Microsoft è rivolta in questa nuova edizione alla multimedialità. L'utente esperto sicuramente aveva già installato tutti i software necessari per sfruttare la multimedialità del PC e del sistema operativo, e quindi Windows Me non gli cambierà la vita. Il discorso cambia per chi non è ancora molto pratico, infatti installando la nuova versione di Windows avrà a disposizione un completo strumento multimediale per creare filmati animazioni o semplicemente scaricare le immagini ottenuti con una macchina fotografica digitale.
Insomma tra pregi e difetti, Windows Millennium è in commercio dal 14 settembre al prezzo di 529.000 lire. Se avete già Windows 95 o 98 potete acquistare soltanto l'aggiornamento a 139.000 fino a dicembre 2000, mentre con l'anno nuovo dovrete sborsare 289.000 lire.
BILL GATES - UNA BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA
Siete tra quelli che hanno sempre pensato: "Ok, è un bastardo, però è un genio...", oppure "...del resto, ha inventato l'MS-DOS..."? Ricredetevi. Fatelo da soli, o con l'ausilio di uno dei pochi libri italiani che è stato capace di parlare di Internet in modo interessante tanto quanto alcuni testi sacri provenienti dagli States: "Bill Gates, una biografia non autorizzata", di Riccardo Staglianò (lo trovate spesso su Repubblica.it, e l'avete letto per anni sul Corriere: uno che scrive di Internet da anni, e non lo fa su una "Lettera 22"). Meno romanzo rispetto ai "Microservi" di Douglas Coupland, ma affascinante allo stesso modo, la biografia tende a riportare un numero sterminato di fatti e testimonianze con il solo obiettivo di fare in modo che il lettore ne tragga le conseguenze.
Lo scenario dipinto non è affascinante quanto la lettura (e non solo per i detrattori di Bill Gates): attorno al mito si è tanto ricamato che ormai nulla è rimasto per farsi davvero un'idea sul personaggio.
Il libro di Staglianò ci prova, con risultati più soddisfacenti. E allora si viene a sapere che Bill Gates non ha affatto "inventato" l'MS-DOS; che è stato più probabilmente un uomo di marketing, piuttosto che un valido programmatore; che non ha "copiato" il sistema a finestre da Steve Jobs solo perché lo stesso Jobs non ne è affatto l'inventore (anche se così si crede, a scapito della gloria dovuta alle menti degli studenti dello Xerox Park); che la stabilità di un programma non è mai stata al centro dei pensieri di Microsoft, più propensa a definire la data di lancio dei prodotti sulla base delle strategie della concorrenza; che più volte è stato causa del crollo di un'azienda, ventilando una possibile collaborazione, con il solo scopo di impossessarsi dell'architettura dei programmi; abbastanza per poter già scrivere "eccetera".
Nel libro trovate molto di più, compreso qualcosa che da lontano può anche assomigliare al "lato umano" del nerd miliardario. Il quale gioca a fare il monopolista in modo talmente sfacciato da farsi beccare. Da solo e da buon fesso, per di più, malgrado svariati concorrenti condividano le stesse ambizioni.