Questa è una scena che sta diventando familiare anche da noi: un informatore scientifico che entra in uno studio medico e, suadente, fa capire al medico che, se prescriverà il farmaco della ditta giusta, potrà ricevere un computer, un fax o qualche altra cosa utile. Il medico ha già lo studio pieno di apparecchiature omaggio? Nessun problema, nel listino dei regali, spesso vengono contemplati anche assegni, vacanze, complementi di arredamento per la casa. La questione si fa molto più seria quando vengono coinvolti anche i ricercatori, quando essi godono di ingenti finanziamenti da parte delle grandi industrie. Certo, poi c'è da considerare l'etica e la professionalità dei singoli, che per fortuna sono la maggioranza, ma simili ingerenze nella ricerca sono certamente preoccupanti. Negli USA Bob Goodman, medico, ha fondato un'associazione chiamata No Free Lunch, con evidente riferimento ai pranzi offerti dalle ditte durante i convegni, che vuole combattere questo fenomeno. Collegandosi al sito si può consultare una lista di studi sull'argomento, esprimere commenti, supportare il movimento e persino ricevere delle penne "no free lunch" semplicemente mandando quelle che recano la pubblicità di farmaci. E in Italia? Il ricevere regali o denaro in cambio di prescrizioni mediche si chiama comparaggio ed è un reato contemplato nel codice civile sin dal 1934, ma che raramente viene punito. Per questo la cassazione si è mossa e ha vietato la detraibilità (che è fino all'80%) delle spese sostenute dalle aziende farmaceutiche per convegni, trasferte e promozioni, quando queste non siano effettivamente necessarie all'aggiornamento dei medici.