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E' uscito!

 

Maurizio Montanari vs Specchio

Salve Marco, e salve a tutti.
Vi invio questo messaggio di posta elettronica per avere la possibilità di esprimere la mia opinione su un qualcosa che mi è andato di traverso. Un giornalista de " Lo Specchio " ha scritto due squallidi articoli su Springsteen, piuttosto offensivi e mancanti di rispetto per tutti quelli che sono andati ai concerti. Ha trattato malissimo chi ha osato replicare. Io ho scritto una lettera, che qua vi allego, che lui si è ben guardato dal pubblicare. Ho provato e riprovato. Ma costui, dando prova di tutta la sua "personalità" non ne ha voluto sapere. Ho pensato di aggirare l’ostacolo, mettendo tutto in rete.

ARTICOLO 1 Apparso su " Lo Specchio " de La Stampa nel n° 171

C’ERA UNA VOLTA IL BOSS

Dicono la disinformazione di guerra. Ma anche quella di pace non scherza. Abbiamo assistito a scene d’isteria mediatica per il " ritorno del Boss " : dall’annuncio trionfale del primo tour italiano di questo decennio ( e dov’era andato il simpatico perdigiorno nel92 e nel 97 ?), all’esaltazione di una canzone " inedita " il cui testo si può agevolmente leggere in Questa terra è la mia terra , libro scritto da Woody Guthrie nel 1943. Detto ciò, era il caso di scaldarsi tanto ? Un attempato cinquantenne ritrova vecchi sodali e va in gita premio a schitarrare. Embè? Il mondo è pieno di uomini di mezza età che non si rassegnano all’invecchiamento: non per questo si sprecano i titoli sui giornali seri. Bruce Springsteen ha esaurito la spinta propulsiva , se ma l’ha avuta. Adesso campa di rendita COME ALTRI CANTANTI, DA Dylan a Jagger. Quando Nilla Pizzi canta " vola colomba "nessuno grida all’evento. E’ il revival, bellezza. Ha il suo mercato.

GABRIELE FERRARIS

ARTICOLO 2 Apparso su " Lo Specchio" n° 173, 15 maggio 1999

In questo numero Sarah 73 e Nadia rispondono al sig. Ferraris, lamentando il suo tono.
Per ragioni di spazio non posso mettere le loro lettere.
Ecco però la risposta del giornalista:

Ragazzi, mettiamo in chiaro una cosa: io andavo ai concerti di Springsteen quando voi stavate ancora all’asilo. E questo è forse il problema. Mio, vostro e di Springsteen. Mio, perché avendo visto e sentito di tutto, mi è difficile innamorarmi delle minestre riscaldate, e oggi il convento musicale passa troppe minestre riscaldate. Vostro, perché essendo giovani vi appare nuovo ciò che è semplicemente molto vecchio ( ma è un problema invidiabile, il vostro ). E di Springsteen, perché tecnicamente non può che essere definito un " cinquantenne attempato " ( è NATO NEL SETTEMBRE DEL 1949 ). e perché, credetemi io c’ero, oggi non è assolutamente meglio di venti anni fa. Detto ciò, liberi tutti di considerare l’attuale musica di Springsteen " rock ‘n roll ", di adorarla e giudicarla il meglio che c’è ( oltretutto è quasi vero: la scena, oggi, è tristissima ). Le lettere, infine, fanno riferimento al " cuore": quello che manca allo Springsteen attuale. Capace si di notevoli prestazioni muscolari. Ma quanto a cuore..... Va da se che questa è un opinione mia. Che, ritengo, meriterebbe rispetto, come le vostre, Ma ormai, chi rispetta più le opinioni altrui ?

GABRIELE FERRARIS

Ecco qua la mia replica, che quella rivista si è ben guardata dal pubblicare.

No, qualcosa non è andato bene nei due articoli del Sig. Ferraris. Poiché c’è stato un incipit, una risposta da parte dei lettori, ed una replica da parte del Ferraris, mi sembra opportuno ( ed equo verso chi legge ) stendere alcune righe di commento finale sulla vicenda di un carteggio epistolare che, a mio parere, non ha seguito i criteri di equità che dovrebbero esserci tra chi un giornale lo scrive e chi lo legge. Credo che l’articolo di Gabriele Ferraris presenti una serie di evidenti lacune e pesanti imperfezioni, relative sia al metodo ( come l’articolo è stato scritto ), sia al contenuto ( di cosa il sig. Ferraris scrive ), sia di tipo personale ( un aria di supponenza che aleggia tra le sue righe e che caratterizza anche la sua reazione abbastanza scomposta ai due lettori che nel numero 173 hanno inviato i loro pensieri ). La mia reazione non sarà " inferocita ", come sono state bollate le due missive di cui sopra, perché si è " toccato il Boss ", bensì motivata dal modo in cui quell’articolo è stato scritto. Il problema che accomuna il signor Ferraris a tanta altri suoi colleghi della carta stampata è che tutti devono comunque scrivere di tutto, anche se non sanno bene di cosa stiano scrivendo, anche scaricando negli articoli i loro vissuti personali, spesso non bene elaborati. Veniamo così a parlare di contenuto; nell’articolo del n° 171 Ferraris opera un passaggio drastico tra persone " giovani" e " vecchietti che non si rassegnano all’invecchiamento". Questa divisione drastica non tiene conto di una parola chiave che nel vocabolario del sig. Ferraris, ahilui, manca; maturazione. Quella maturazione che viene vissuta, anche drammaticamente, sulla propria pelle, ma che non alberga in chi usa semplici scatoloni semplificatori ( i giovani e i vecchi). Se lei, sig. Ferraris, e sottolineo se, davvero conoscesse la musica di Springsteen (elemento indispensabile al suo mestiere ) avrebbe fatto menzione di un percorso musicale ed umano improntato ad una vera maturazione avvenuta nel tempo; il Boss dei primi tempi , quello del rock urlato e sudato, si è progressivamente evoluto in forme musicali più’ riflessive, più’ disincantate, improntate ad un modo più’ intimo di raccontare le emozioni. Lei sicuramente si occupava di altro ai tempi dell’album " The Ghost of Tom Joad " e della relativa tournée; niente scene isteriche, niente urla. Tre ore di splendida musica, di testi che interrogano e fanno riflettere ( dubito che li conosca ), dove armonica e voce erano la colonna sonora di diverse generazioni di spettatori che sono rimasti giovani, passati attraverso un processo di maturazione. La maturazione personale è un percorso che ci porta lontano dall’essere giovane ed impetuoso, che ci fa passare attraverso uno dei più difficili momenti della storia individuale di ciascuno di noi : il sapersi mettere in discussione. Questo è quello che Springsteen ha fatto, virando drasticamente nel suo modo di fare musica, portandosi nel campo da molti snobbato della folk music. E’ è stato un rimettersi in gioco, l’azzardare una grande scommessa; in altra parole maturare. E chi era ai quei concerti, lo ha fatto con lui. Quella scommessa andò bene. Le persone vecchie, sig.Ferraris, assomigliano invece in modo impressionante a lei; uomini che accusano di vecchiaia altre persone che ancora riescono a suscitare emozioni in qualcun altro. E’ molto superficiale, umanamente, e molto limitante , professionalmente, vedere come lei, dal suo scranno addita e giudica vecchio chi ha fatto un tale percorso. Nell’ultima tournée c’era tanta gente, altri si sono persi per strada. Ma si era comunque tutti consci di partecipare a qualcosa di grande, un evento nel quale ciascuno ritrovava parti di se stesso , con qualche anno in più’ e qualche capello in meno, ma comunque vivi dentro. In altre parole più’ maturi. Come mai il suo primo articolo ha suonato alle orecchie di molti così limitato, rancoroso, degno di uscire dalle labbra di un qualunque clone dell’Alberoni pensiero? Le suggerisco una traccia; il numero di Marzo de " Lo specchio" porta una bellissima frase di H. Hesse: "Se odi una persona, odi qualcosa in lei che è parte di te. Ciò che non è parte di noi stessi, non ci disturba"; non le suggerisce nulla a proposito della sua superficiale ( e se me lo consente un po’ acida ) accusa a Springsteen di esser un " vecchietto". Lei si è prodotto in una critica fondata su di un nulla di conoscenza e su una preoccupante capacità di leggere i fenomeni, compreso quello musicale. Tutto questo per lei è stato un semplice " revival". Per lei tutto ciò è una " minestra riscaldata ". Non da ultimo lei palesa davvero una paurosa non conoscenza di ciò di cui scrive; lei mette sullo stesso piano Springsteen e Dylan, accusandoli di campare di rendita. La realtà dei fatti è ben diversa , e lei dovrebbe saperlo. Nel caso di Dylan, e degli Stones aggiungo, ci troviamo davvero di fronte a grandi artisti che non sanno mettere in scena che loro stessi, con lo stesso copione, con le stesse canzoni. Forse li , in quei concerti, c’è davvero gente vecchia. Dico forse, perché non ci sono stato, e quindi non mi do la prerogativa di sentenziare. Se invece lei , che a quanto ho capito fa il critico musicale, mi accomuna Springsteen a questi artisti nel calderone delle minestre riscaldate, sorvolando sulla grossa trasformazione nel genere musicale di cui sopra, e non citando la assoluta capacità di Springsteen di reinventarsi le canzoni e rimodularle tanto da renderle irriconoscibili , questo mi da la conferma di un sospetto che ho avuto sin dall’inizio del suo trafiletto; costui non sa bene di cosa parla. Non è bene al corrente del fatto, non sa cosa succeda, non è venuto ai concerti per stendere articoli su materiale vissuto. E, ahimè, questo me la dice lunga.. Dicevo, se chi fa questo mestiere scrivesse di ciò su cui è ferrato....Già, ma su cosa lei è davvero ferrato, sig. Ferraris? Autori e generi sui quali lei si è dimostrato competente ci sono, eccome; nel numero di Marzo lei si produce in una decisa lode di Stella ‘e matina di Nino D’angelo, " la più bella canzone del Festival ". Il mese di Maggio ci regala invece la recensione di Un posto felice dei Pooh, nella quale così si esprime : " c’è tecnica, c’è intelligenza, c’è musica ". E si potrebbe continuare. Cosa c’è dietro a questo mio riferimento? Spocchia? La netta convinzione che esistono autori con la a minuscola e grandi Autori? E che chi ascolta gli uni non debba degnare gli altri di nessuna considerazione? No, c’è la consapevolezza di generi e stili differenti, distanti per cultura musicale, lessico ( lei, li ha mai letti i testi del Boss ? ), capacità comunicativa. Ma soprattutto c’è la netta convinzione che chi ha una buona cultura su di uno di questi generi, non necessariamente può e deve averla anche sull’altro. Io nulla so dei Pooh e di D’Angelo, ed il mio rispetto per chi li ascolta passa per un mio silenzio sulle loro opere, passate e presenti. Dalle sue righe emerge una conoscenza alquanto lacunosa di Springsteen, ( riguardo a cosa canta, a come lo canta e alla composizione dell’umanità che va a questi concerti ). Però, e questo si che stona, lei ne scrive egualmente, con la stessa sicurezza e sedicente competenza che dimostra in merito al festival di Sanremo. Come classificare altrimenti chi liquida come " minestra riscaldata " un autore come Springsteen , e magnifica come " evergreen " i Pooh.? Ecco, in questa sintesi ci sta cosa io ( e altri ) intendiamo per " rispetto delle opinioni altrui "( per citare una sua frase ).Tutti questi autori e questo ambito musicale, se me lo concede molto diversi dalla musica del Boss, hanno una loro assoluta dignità. Dignità però vorrebbe che chi molto sa di una cosa, di questo solo si limitasse a scrivere. Leggendo i suoi pezzi su questi autori, il lettore noterà come siano più profondi, motivati e pregni di autentica conoscenza. E, mi creda, non sto parlando da nessun luogo di superiorità. Il riconoscere i propri limiti di competenza non è forse la chiave che distingue il giornalista dal tuttologo ? In occasione del Festival di Sanremo, dove immagino lei possa dare fondo a tutta la sua competenza, non dovrà fronteggiare lettere ostili di fans che si sentiranno " toccati " dalle sue recensioni. E qualora dovessero esserci, se la caverà sicuramente meglio rispetto alla confusa e scomposta risposta da lei data a Nadia e Sarah nel n° 173. Sembra agire una inedita forma di " Sindrome di Stoccolma". Nell’ultima sua recensione ( n° 173 ) si produce in una critica a Mina e Celentano, accusandoli di poter " cantare qualsiasi cosa". Ecco, lei segue un percorso molto simile; anche lei, con quel metodo, potrebbe scrivere su qualsiasi cosa. Il guaio è che lo fa davvero. Se il suo universo musicale potesse vantare la stessa ferratezza che dimostra a proposito dei Pooh e di Nino d’Angelo, mi piacerebbe citarle " L’avvelenata" di Guccini, quando lui racconta dell’inevitabilità del fatto che comunque ci sia, da qualche parte, qualcuno che, in base ad un suo " tiramento", debba comunque palare o sentenziare su qualcosa. Lei, sig. Ferraris, chiude il suo ideale cerchio con l’affermazione : " Io andavo ai concerti di Springsteen quando voi andavate ancora all’asilo ". Al di là dell’arida supponenza di questo incipit, ( peraltro abbastanza prevedibile ed intuibile da chi avesse letto il suo primo pezzo ) si esibisce ancora una volta in una poderosa dimostrazione di non conoscenza di ciò per cui è pagato per scrivere. Se lei avesse visto almeno uno degli ultimi concerti, avrebbe potuto incontrare parecchie persone più attempate di lei. Vent’anni fa c’ero anch’io, e le garantisco ( mi creda sulla parola ) che non ero certo il più vecchio. L’assoluto modo di scrivere per " sentito dire " ( o peggio, perché " tiene famiglia " ) la porta ad un vetusto atteggiamento di vecchio saggio che vede nel mucchio un grumo indifferenziato di mocciosi imberbi ai quali raccontare " eh , una volta si che.. ". Ahimè, triste crepuscolo della figura di cronista che si reca sul luogo per narrare ciò che accade, cronista al quale non sarebbe sfuggita la grande quantità di padri di famiglia, signore oltre la cinquantina; una umanità varia e ben lontana dai tristi teen agers isterici da lei raccontati. Certo, c’erano sicuramente persone urlanti e un po’ fuori tempo ( io stesso a Milano ho faticato non poco nel fronteggiare una logorroica ed insolente quarantenne ), ma questo fa parte dell’umanità intera. Quindi il titolo " niente critiche al Boss" appare quantomeno fuori luogo. Benvenuta sia la critica, ( Dio ci scampi dagli eroi e dagli incriticabili. Solo chi conosce Springsteen sa quali mali di pancia abbiano sollevato album quali " Tunnel of Love " )quando motivata, circostanziata, basata su qualcosa e, se mi permette, con un che di costruttivo. Quando questa è invece una pura esercitazione di scrittura, scatola vuota che nasconde il nulla e viziata da elementi sin troppo palesemente personali, dettata dal dover comunque " scrivere il pezzo", bè, quella no. Il toglierla dalle pagine del vostro settimanale nobiliterebbe di molto il lavoro della vostra categoria. A Genova, tutto si ripeterà. Sarei fortemente tentato dal chiederle di assistere a quel concerto, per conoscere ciò di cui andrà ( forse ) a recensire. Forse si renderà conto che le persone " vecchie e riscaldate " non abitano tutte li. L’ascoltare l’inedita versione elettrica di Youngstone le chiarificherà le idee su ciò che è riscaldato e su ciò che vuol dire creare nuova musica da antiche note. Ma poi mi ricredo, e penso che, che lei venga o non venga, i suoi strumenti ( molto ben tarati sui Pooh ) non le permetterebbero che di riscrivere un articolo fotocopia del precedente, privo di contenuto ma grondante di una sua tenace volontà di emettere sentenze, di bollare come negativo ciò che ormai è lontano da lei. Le parole che l’umanità varia che va ad ascoltare il Boss coralmente urla a sé stessa.
" Resta affamato, resta vivo ! " le suoneranno lontane e sconosciute. E’ stata brutta la sua risposta ai due lettori, perché se qualcuno non ha mostrato nessun riguardo per l’opinione altrui questo è stato sicuramente lei, signor Ferrais. Lo ha fatto elevando la sua opinione ad unica verità, infarcendola di un assolutezza e di un oggettività che stonano con il lavoro che lei fa. O dovrebbe fare.

Ad maiora, signor Gabriele Ferrais.

Ecco il tutto. Il mio indirizzo è montanarimaurizio@libero.it

Vorrei tanto che tutti potessero dire la loro. E sapere cosa ne pensate, sia Marco Piacentini che tutti quelli che l’hanno letto.

Ciao a tutti