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DANTE ALIGHIERI vs. VANNI FUCCI
(liberamente tratto da Inferno c.XXIV, 97-151; c.XXV, 1-24)



PREMESSA.
Inferno, circa 1300. Dante si trova con la sua fida guida Virgilio nell'ottavo girone dell'Inferno, che è detto Malebolge e che ospita i fraudolenti. Nella fattispecie i due poeti si trovano nel balzo in cui sono puniti i ladri, i quali subiscono un supplizio che sembra partorito dalla mente perversa di Dario Argento, ossia vengono tormentati da ogni sorta di rettili che si avvinghiano attorno alle membra immobilizzandoli, e che a volte addirittura li privano delle sembianze umane. Kapperi...
Tra questi dannati c'è Vanni Fucci, con il quale il poeta ha un battibecco tra i più aspri della Commedia, al punto che sembra quasi (ripeto: quasi) un dibattito televisivo tra Aldo Busi e Maurizio Mosca.
Ma siccome non c'ho alcuna voglia di darne una traduzione in prosa letterale e seria (una Divina Commedia in casa ce l'abbiamo tutti, cercatela là oppure qua) ne propongo una un po' più libera, confidando che il sommo poeta apprezzi l'intento per nulla denigratorio (Dante per me sei un genio, giuro!) e non decida di decuplicare la frequenza dei miei incubi notturni.

Prego, si va ad incominciare.

Allora, Dante era lì che osservava il supplizio di questi dannati letteralmente ricoperti di rettili, quando ad un certo punto, guardando a fianco lungo l'argine del girone, assistette ad una scena che nemmeno nei film di Spielberg: un serpente si era scagliato contro uno dei dannati, avvolgendolo completamente con le sue spire e mordendolo poi sulla nuca. A quel punto il dannato fu visto prendere fuoco e bruciare intensamente a tal velocità da ridursi in pochi istanti in un mucchietto di cenere. Ma a quel punto, un colpo di teatro: la cenere, come accade per la mitica Fenice, si radunò da sola e si ricompose nello stesso dannato di prima. Insomma, uno spettacolino mica male, alla David Copperfield.

Naturalmente il dannato, dopo questo popo' di metamorfosi non poté fare a meno che sentirsi preso dai turchi. Si rialzò in piedi e cominciò a guardarsi attorno, cercando con lo sguardo un po' di solidarietà, come per dire:

"Aho', ma che sono scemi??".

Eh, allora il poeta dopo un simile ammonimento morale cominciò a cogitare tra sé e sé: oh, madonnina! gli avari, i violenti, i sodomiti, va bene soffrono tutti, poveretti… ma qui non si scherza mica. A me non mi fottete… appena torno su, giuro non rubo più nemmeno un acino d'uva dai banchi del mercato!

Nel frattempo Virgilio, non contento dello spettacolino, e sospettando che sotto ci fosse un trucco da illusionista - abbozzò un accenno di intervista al dannato; "Vuoi vedere - pensò - che magari per solidarietà tra dannati mi rivela il trucco? Aho', con un trucchetto cosi' chissà come cucco nel Limbo!". Ma il dannato invece era comprensibilmente incazzatissimo per i fatti suoi, e infatti ebbe la tentazione di menargli o per lo meno di dire all'incauto impiccione "Vaffanculo, vedi di farti i giro a cavallo di quell'altro stronzo che t'accompagna!". Ma poi il poveretto, circondato com'era - venne a più miti propositi, ma senza rinunciare al suo stile di precursore di Vittorio Sgarbi, apostrofò i due curiosi dicendo:

"Cacchio volete? Sono piovuto in questa bolgia crudele dalla Toscana, ed è da poco che sono qui. In vita più che da uomo mi sono sempre comportato da belva, degna maniera per un bastardo quale sono. Sono Vanni Fucci, soprannominato la bestia, e Pistoia è stato il mio degno covo. Contenti? Serve altro? E adesso aria e rompete le palle a qualcun'altro"

Al ché Dante fece a Virgilio:

"No, no, altro che non rompete le palle: digli di non svignarsela, che io lo conoscevo solo come uomo feroce e rissoso. Chiedigli bene quale peccato lo spinse quaggiù, chissà che ritornato in superficie non possa sbrogliare qualche matassa e incassare una bella ricompensa, alla faccia sua!"

Allora il dannato, che aveva sentito, punto nell'orgoglio arrossì di malvagia vergogna, ma da par suo non esitò a replicare:

"Provo più rabbia per il fatto che tu mi abbia sorpreso in questo cesso di posto, piuttosto che quando tirai le cuoia. Porco Giuda, non posso evitare di rispondere il vero, perché qui fanno tutti gli onesti ora che sono morti e io non voglio essere da meno. Ebbene, sono qui perché ho rubato gli arredi preziosi della sagrestia del Duomo di Pistoia, e dopo tanto tempo quei coglionazzi dei giudici non l'hanno ancora capito.
E adesso, siccome mi stai simpatico come la polmonite, perché tu non goda troppo di avermi trovato qui, ascoltami bene che ti faccio una bella predizione che nemmeno
Giucas Casella: da Pistoia dapprima saranno cacciati i Guelfi Neri, a cui subentreranno i Bianchi; poi anche Firenze cambierà ceto dominante e governo. Insomma un casino peggio di quando un giorno ci sarà Berlusconi! Aspetta però a godere, ora verrà il bello: quegli stronzi dei Bianchi pistoiesi saranno sbaragliati da Marte [cioè da Moroello Malaspina, n.d.R.] al quale si saranno uniti gli altri Neri toscani, e con una violenta e aspra battaglia che si terrà a Campo Piceno ogni Bianco sarà mandato qua, all'Inferno. Forza Neri, abbasso i Bianchi! Ale-oo! Ale-oo! E l'ho detto perché così tu sappia, sporco Bianco, che presto brucerà anche a te il culo!"

E non appena il dannato ebbe finito di parlare, con mossa improvvisa levò entrambi i pugni al cielo col pollice sporgente tra l'indice e il medio [una specie di dito medio ritto di oggi, n.d.R.], gridando:

"Tie', Dio! Piglia e porta a casa, che a te la faccio 'sto gesto di cortesia!"

A quel punto un serpente repentinamente gli si attorcigliò intorno al collo, quasi a voler dire:

"Basta! Smettila di di' fregnacce!"

mentre un altro rettile gli si strinse attorno alle braccia talmente forte che il dannato rimpianse di non essere prigioniero dell'Anonima Sequestri calabrese. E da quel momento in poi i serpenti diventarono a Dante più simpatici dei criceti e dei passerotti cinguettanti.

Poi il poeta cominciò a dire: Ahi, Pistoia, perché non decidi tu stessa di ridurti in cenere dal momento che superi in malvagità i soldati di Catilina, tuoi antichi fondatori? In nessuna delle bolge infernali ho visto mai un dannato talmente orgoglioso e superbo verso Dio, neppure Capaneo che pure precipitò per le bestemmie dalle mura di Tebe.

Nel frattempo il dannato aveva cominciato a fuggire senza tregua inseguito da un esercito di rettili, e si vide persino uno dei centauri, i guardiani del girone, inseguirlo imbufalito:

"Vie' qua, brutto fijo de 'na mignotta!"

Non credo che la Maremma intera abbia tante serpi quante ne ebbe sulla groppa il dannato, al punto da ricoprirlo fin dove comincia il mento. Sopra le spalle, proprio dietro la nuca, aveva addirittura un drago con le ali aperte che investiva col fuoco che usciva dalla sua bocca chiunque gli venisse a tiro. Insomma, sembrava di assistere ad un cartone animato di Grisù, il draghetto

 


n.d.R.: Il Comune di Firenze è pregato di non citarmi per vilipendio in quanto sarebbe inutile: sono nullatenente.


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