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appunti di un estremista
Qualche assioma necessario


Intendiamo ragionare sull’amore, e allora non c’è modo di sbagliarsi: è instabile come tutti i sentimenti. Nel suo imprevedibile e volubile trasformarsi, facendo un enorme sforzo di semplificazione (so bene che è pericolosissimo formulare dei teoremi sui sentimenti, però so anche che è un male inevitabile visto che la mente umana ragiona soprattutto per sillogismi), mi è parso di poter fotografare tre stadi, tre categorie, attraverso i quali esso si manifesta. Tre stadi essenziali, pradigmatici, attraverso i quali un amore migra, innalzandosi e poi svilendosi, o viceversa. Tre stadi che, in senso ascendente o in senso discendente, vengono solitamente percorsi in ogni seria vicenda amorosa.

L'amore di Giasone (o di categoria "C").

E’ uno stadio in cui l’amore si manifesta nelle coppie con un legame consolidato (matrimonio, fidanzamento, convivenza). Si tratta di quel sentimento che il partner nutre per l'altro non in virtù di un’affinità o di un’attrazione, bensì in virtù dell'abitudine o del senso del dovere. Quindi in sostanza i due non stanno insieme perché si amano, ma piuttosto si amano perché stanno insieme.

Generalmente chi nutre questo sentimento pretende dal partner tanto amore quanto ritiene di meritare; mentre si sente in dovere di ricambiare solo quando è in vena, quando lo sente, quando il partner - a suo avviso - se lo è meritato.

Qualche coppia nasce sin dall’inizio su un simile fragile sentimento, ma nella maggioranza dei casi questo è lo stadio finale a cui le coppie si riducono una volta che è svanito l'annebbiamento della passione e l'entusiasmo degli inizi.

L'amore di Armida (o di categoria "B").

E' quella forma dell'amore che ogni saggio dovrebbe augurarsi di nutrire. E' infatti quello di chi pretende tanto amore quanto è disposto a darne, un sentimento tranquillo, alla portata di tutti gli animi, che non comporta né estasi né disperazione, ma molti sorrisi e al più qualche lacrima.

Chi si riconosce in questa categoria dell’amore vive, se non felice, sicuramente sereno e soddisfatto. Ancor più sereno e soddisfatto è chi si trova a godere questo sentimento senza il vincolo del matrimonio: infatti è consapevole che qualora un giorno l’amore dovesse affievolirsi e finire, l’assenza di un legame gli eviterà di precipitare nella triste condizione della categoria precedente.

L'amore di Lancillotto (o di categoria "A").

E’ una manifestazione dell’amore che esiste più nella letteratura e nei sogni che nella vita reale. La vive chi si accontenta di poter amare una persona, anche senza ricevere nulla. Per alcuni è un bisogno irrefrenabile, e quindi sono disposti a sopportare anche umiliazioni, soprusi, irrisioni, pur di non perdere la persona amata. Anzi, l'intensità di quest'amore vive di questa paura, e si affievolisce se subentra la sicurezza del legame (fidanzamento o matrimonio). Una donna vessata da tale ardore, poiché è atterrita dall’eventualità di perdere il suo uomo, si adopera in ogni maniera per compiacerlo. Dunque è sempre bellissima, curata, pimpante, ricca di fantasia e di iniziative. Quando però arriva il giorno in cui riesce a sposarlo, il timore di perderlo si fa meno forte, e così dopo tanto stress finisce fisiologicamente per rilassarsi un po’. Così si trucca meno volentieri, diventa meno brillante, meno acconsenziente e presto quell'ardore spumeggiante si affievolisce.

E’ una forma d’amore che ha in ogni caso breve vita, anche quando il matrimonio non arriva a minarlo. Questo perché alla lunga sfibra chi lo nutre: più che un sentimento infatti è una schiavitù. Chi ne è acceso è pronto a tutto, anche a mettersi in ridicolo, spesso solo per un bacio o per una notte d'amore. E' il sentimento degli estremismi: ecco perché il saggio lo rifugge, anche se - secondo me - non c'è vero saggio che prima di divenirlo non ne sia stato vittima.

Fortunatamente è una piaga rarissima: in pochi lo intravedono, pochissimi lo sfiorano, solo qualcuno lo vive.

 


Da "Giasone a Lancillotto" e da "Lancillotto a Giasone"

Un uomo può mettersi con una donna per gioco o per scommessa; una donna può farlo per noia, per avere un accompagnatore, o per affrancarsi dal padre. Viene a nascere un amore debole, insicuro, di categoria "C", ma poi la frequentazione fa scoprire nell’altro un insospettabile gioiello, e l’amore cresce, diventa grande, e può ingigantirsi al punto da rendere un partner dipendente dall’altro.

Un altro amore invece può sbocciare in maniera virulenta e per qualche mese portare un uomo ad amare con la stessa devozione di Lancillotto per Ginevra; poi, esaurito il "sacro fuoco", l’uomo riacquista equilibrio e comincia ad amare quella donna con equilibrio, senza più tormenti né follie ma mettendo in piedi una casa e una famiglia. E vivrà sereno accanto a quella donna, elogiandola quando lo meriterà, riprendendola quando sarà necessario. Un amore onesto, in cui ognuno avrà quanto merita e nessuno si sentirà in credito verso l’altro.

Il cielo non lo voglia e li mantenga concordi fino alla morte, ma un giorno amaro - con qualche sciocco pretesto - quest’equilibrio potrebbe incrinarsi, e allora il freddo renderà gelidi gli sguardi reciproci, e asfittici i loro dialoghi, rancorosi i loro rimproveri e sgarbate le loro richieste. E della loro comunanza, del loro connubio resterà solo la scorza esterna: una serie di riti e di abitudini.