La legge morale ineludibile
Perché un uomo meriti rispetto non è sufficiente che difenda il suo onore e susciti negli altri il timore di calpestarlo: occorre che lo faccia obbedendo ad una legge morale.
Non è necessario che egli segua dei rigidi princìpi ascetici: l'unica cosa che serve è che abbia un sistema minimo di regole, al vaglio delle quali - inderogabilmente - sottoporre le proprie azioni e i proponimenti. Regole, beninteso, che a mio avviso deve scegliere da sé, in base alla propria cultura, all'educazione, alla maturità, all'esperienza, all'ambiente in cui vive e all'esempio di chi lo circonda.
Ora, il fatto che la morale possa essere solo frutto esclusivo del proprio autocontrollo, pur essendo la cosa più ragionevole da asserire, quasi mai viene accettato dai più; i conservatori di una certa ipocrisia sociale infatti sostengono che la morale, per essere veramente tale, deve avere il marchio ineludibile dell'imposizione: "Troppo comodo - dicono - se ognuno potesse scegliersi le regole a cui sottostare!". Ma anche volendo convenire con queste oscurantiste convinzioni, come fare altrimenti? A chi si può riconoscere l'autorevolezza necessaria per indicare agli altri i principi secondo i quali condurre la propria vita?
I più trovano una giusta risposta nella religione; A Gesù Cristo – per esempio - in virtù della sua natura superiore, è possibile concedere una simile autorità. Per cui i cristiani trovano nella morale religiosa una valida norma alla quale sottostare.
La morale religiosa però contiene dei dettami così rigidi e "inutili" ai fini di un corretto agire (ad esempio la moderazione a tavola, il divieto - tutto islamico - di mangiare carne di maiale, la circoncisione per gli ebrei) da essere sopportabili solo nel caso in cui si ha una forte fede. A testimonianza di ciò è il fatto che persino coloro che affermano di osservare i precetti religiosi, in realtà al di là della facciata fanno fatica a rispettarla.
Dunque chi non è sorretto dalla fede e necessita dunque di un'etica laica, come può regolarsi?
Progetto per un'etica personale
Molti di questi la risolvono nel modo più semplice: non ponendosi la questione. Vivono seguendo il loro istinto: fanno ciò che l'istinto gli suggerisce ed evitano ciò che l'istinto gli sconsiglia. In pubblico però cercano di evitare tutto ciò che gli altri, quelli che li circondano, evitano. Sono come dei camaleonti: se sono a tavola con dei notabili allora ne imitano l'ingessato cerimoniale; se invece sono alla "Sagra della salsiccia" allora si adeguano al rutto sonoro. A chi li osserva sembrano avere una loro regola morale; in realtà non ne hanno alcuna: adottano di volta in volta quella degli altri. E per questo non ne sono convinti, infatti la rispettano solo pubblicamente: come quelli che di fronte agli altri evitano di mettersi le dita nel naso e poi invece, non appena sono da soli...
Altri poi adottano i principi morali elaborati da una persona che ammirano. Generalmente una figura autorevole e amata, ad esempio un genitore o un amico più anziano. Ma questa, anche quando spinti da un forte spirito di emulazione, è una scelta difficile da onorare: è duro osservare regole scelte da altri.
La scelta più ragionevole si rivela dunque quella di mettere in cantiere un proprio progetto di legge morale. Si costruirà dunque una serie di norme ed imperativi a cui si cercherà di tener fede.
In questa scelta ognuno sarà guidato dai più svariati fattori, gli insegnamenti dei genitori, l'esempio degli amici, le esperienze vissute sulla propria pelle; e poi l'ambiente in cui si vive, che se è elevato non potrà non giovare a migliorarci. Questa serie di fattori, interagendo tra loro, porterà ciascuno di noi alle conclusioni più disparate: qualcuno ad esempio aborrirà l'adulterio, qualcun'altro sarà meno drastico; qualcuno si concederà il permesso di dire qualche bugia "a fin di bene", qualcun'altro nemmeno quella.
Questo però non autorizzerà nessuno ad avanzare critiche o riserve:
Se è frutto di una seria e meditata riflessione, un codice etico ha la stessa dignità di qualunque altro.
Non importa quanto personale e anticonformista sia: se chi lo ha elaborato riesce a spiegare i motivi delle sue scelte, allora merita il più completo rispetto. Perché occorre qui ribadirlo nuovamente e con più forza: i principi morali sono il risultato della nostra singolarissima vicenda, e quindi sono del tutto personali e soggettivi. Quanto non è ammissibile per me può esserlo per te, e viceversa - purché dietro ogni scelta ci sia una valida e corretta riflessione.
Certo, alcuni principi sono talmente connaturati nella natura umana, che oramai è quasi impossibile prescinderne. Ad esempio la condanna dell'omicidio è un sentimento talmente legato alla coscienza dell'uomo che lo ritroviamo in ogni forma di organizzazione sociale, anche nei più primitivi villaggi delle civiltà arretrate. Allo stesso modo, certe conquiste della civiltà, come la "Carta dei diritti dell'Uomo", sostanziano dei principi divenuti patrimonio ineludibile della razza umana, e che quindi ci aspettiamo vengano adottati da tutti.