a Sandra L.
PREMESSA
Ancora oggi, ogni tanto si sente qualche donna avanti con l'età esclamare: "Non c'è più cavalleria ...". Già, la cavalleria ... roba da archeologia, se non da paleontologia. Si direbbe: chi ne sente la mancanza? Solo le donne attempate possono rimpiangerla.
Ma chi sarebbero (stati?) 'sti cavalieri?
Ma probabilmente non c'è alcunché da rimpiangere, non ci sono tempi andati da vagheggiare, né c'è stata alcuna "età cavalleresca". Ma di una cosa siamo certi, e cioè che certamente ci sono stati dei cavalieri - nel senso traslato della parola - "seminati" qua e là nelle epoche e nelle nazioni; nella Babilonia di Nabucodonosor e nell'Assiria di Assurbanipal II così come nell'Austria di Francesco Giuseppe, nella Grecia di Omero e poi in quella di Epaminonda, come nella Inghilterra di Oliver Cromwell, nella Roma di Cesare e Pompeo così come nel Sacro Romano Impero di Ottone il Grande.

E poi, fosse anche esistita un'età cavalleresca propriamente detta, un lungo arco di secoli che lega le vicende di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda con le imprese dei crociati di Riccardo Cuor di Leone e Goffredo di Buglione, passando attraverso le gesta di Carlomagno e dei suoi paladini di Francia ? Vorrebbe qualcuno rimpiangerla o peggio cercare di imitarla? E coprirsi dunque di ridicolo, come il buon Don Chisciotte che a forza di ragionare con nostalgia di quell'età, della quale leggeva il giorno e la notte romanzi su romanzi, finì con l'uscire completamente di senno, al punto da incappare "nel pensiero più strano che mai ebbe alcun pazzo al mondo: di farsi cavaliere ed andarsene per tutto il mondo con le sue armi e il suo cavallo in cerca di avventure"?
Cavaliere, o se volete galantuomo oppure gentiluomo
No, certamente, ma lasciatemi ribadire: ci sono stati cavalieri in tutte le epoche. E con loro si è tramandato - come il testimone di una staffetta - il loro Codice, un catalogo di norme magari pedanti e rituali, che però nella sua essenza in tanti hanno inconsapevolmente obbedito, anche prima che venisse codificato durante l'età cavalleresca. Ecco cosa intendo! Perché l'anonimo guardiacaccia del secolo scorso che ha servito fedelmente il suo giovane padrone per tutta la vita, senza rubargli nemmeno un sacchetto di sementi e che per impedire un furto nella proprietà ha perduto un braccio, ma che quando ha sorpreso il suo padroncino tentare di approfittare con la prepotenza della figlia lo ha sfidato con il solo braccio rimastogli, bene, quel guardacaccia ha vissuto inconsapevolmente secondo le regole della cavalleria. E pertanto era un cavaliere, o un galantuomo, o ancora un gentiluomo se la parola vi appare più moderna. Perché l'ostacolo da superare è tutto qui: la paura dell'antico.
Cavaliere è una parola antica, certo. Antica, però; non vecchia. Antica, dunque carica di tradizione, che sicuramente incute soggezione, ma che se è giunta fino a noi certamente durerà a lungo: il futuro - mi pare dicesse qualcuno - ha sempre un cuore antico.
Se provate soggezione, beh, usate la parola gentiluomo - ma sappiate che la sostanza va al di là delle parole, e che di fatto di cavalleria si starà ragionando.
Il Codice Cavalleresco
Non intendo ripescare il Codice degli ordini Cavallereschi; quello l'ho già detto è roba da archeologi, né intendo passare per un novello Don Chisciotte: il cavaliere innanzi tutto deve fuggire il senso del ridicolo. Questo è forse la regola numero zero, l'incipit, l'epigrafe: il ridicolo disonora più del disonore.
L'uomo deve stare sempre al passo con i suoi tempi, dunque va accantonato tutto ciò che è stato travolto dai secoli, dal progresso, dal costume: non sarebbe ridicolo chi affermasse che un valente cavaliere moderno deve saper ben cavalcare?
Parimenti ridicolo sarebbe pretendere da un neo-cavaliere virtù come la nobiltà di nascita, o la difesa della fede cristiana. La classe nobiliare è stata spazzata dalla storia, e quella clericale è oramai ben poca cosa: la Chiesa non ha patrimoni e non ha più bisogno di paladini che ne difendano gli scrigni con il pretesto di difenderne la fede. Il cavaliere medioevale, come ben sappiamo, aveva quattro cose da difendere a costo, se occorreva, anche della propria vita:
Il Cavaliere medioevale nasce soprattutto per proteggere le prime due istituzioni: Chiesa e Regno, le massime autorità del suo tempo. I Crociati nascono per liberare il santo sepolcro di Cristo dagli infedeli; i Paladini di Francia si battono e muoiono per liberare la Francia e l'Europa cristiana dai "Saraceni", e i cavalieri della Tavola Rotonda tengono a lungo i Sassoni pagani lontano dalla Bretagna "cristiana e romana", prima di disperdersi per trovare il Santo Graal, la più sacra delle reliquie. Cancellati dalla insindacabile autorità della storia i primi due obiettivi, al cavaliere restano solo gli altri due: l'amore e l'onore.
Nulla di nuovo dunque, non c'è da sbigottire. Già Ariosto, quasi cinque secoli fa, pur parlando ancora della cavalleria nei termini antichi in cui l'abbiamo sempre intesa, diceva di voler cantare solamente "Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori". Già a quel tempo niente più Chiesa, né Re: solo donne e valore militare, solo Amore e Onore. E così sia.
APPUNTI SULL'AMORE
APPUNTI SULL'ONORE