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appunti di un estremista
Soprattutto il rispetto


Il rispetto è preferibile all'affetto

Ogni uomo tende per natura verso il raggiungimento della propria felicità. Per natura, non per scelta, dunque seguendo innanzitutto l'istinto.

Nel rapporto con gli altri l'istinto ci porta ad inseguire il loro affetto e il loro amore. Così facendo crediamo di inseguire la felicità, ma in realtà ci limitiamo a lusingare il nostro amor proprio. Ciò è dovuto al fatto che l'istinto ci rende inevitabilmente superficiali nelle scelte, al pari delle gazze che si lasciano attrarre dalle cose luccicanti piuttosto che da quelle preziose.

Ed è ciò che accade quando ci ostiniamo ad inseguire l'affetto degli altri piuttosto che il loro rispetto. Perché certamente una dimostrazione d'affetto, o ancor meglio d'amore, è un riconoscimento più "appariscente" e clamoroso di una manifestazione di rispetto, ma allo stesso tempo – a mio avviso - è certamente meno preziosa in termini di raggiungimento della felicità.

 

Desiderare solo ciò che si può conservare

Per dimostrare quanto affermato bisogna convenire sul fatto che:

La felicità sta nel non peggioramento della propria condizione, qualunque essa sia.

Chi crede in ciò aspira a migliorare la propria condizione ma solo se è in grado di conservare il miglioramento raggiunto, altrimenti preferisce restare nella posizione in cui si trova. Intendo dire che se raggiungiamo una condizione che sappiamo non essere in grado di mantenere, prima o poi accadrà che andremo incontro ad un peggioramento. E quindi ad un periodo di infelicità. Con questa prospettiva è comunque preferibile restare nella condizione in cui ci si trova piuttosto che rischiare un imminente peggioramento.

Ne segue che è preferibile inseguire solo ciò che può controllare, ciò che dipende quasi esclusivamente dalla propria volontà. Ma è terribilmente evidente ad ognuno di noi invece che:

L'amore o l'affetto di una persona è estremamente precario. Precario perché non dipende da noi.

Cioè intendo dire che non è possibile far nulla per non perderlo. Una donna può amare enormemente il suo uomo; onorarlo, vezzeggiarlo, essere premurosa e allo stesso tempo discreta; coprirlo di attenzioni, assecondarlo in tutto, mortificare i propri istinti e trascurare persino i propri gusti. Può rinunciare ad uscire la sera se lui è stanco, e annoiarsi accanto a lui davanti ad una partita di pallone in TV. Ciò non basta: se lui incontrerà "un'altra", quella che - per qualche inspiegabile motivo - gli piacerà di più, lei lo perderà. E alla felicità dei giorni trascorsi seguirà l'infelice stato dell'abbandono, della solitudine.

L'amore nasce di niente e muore di tutto. Dipende da troppi fattori incontrollabili, troppo indipendenti dal nostro modo d'essere per poterci fare affidamento. E' frutto di misteriosi equilibri, e non ci sono ricette sicure. Una donna può perdere l'amore del suo uomo perché ha pensato di cambiare profumo, che per qualche strana combinazione chimica prima suscitava in lui desideri "peccaminosi". Un'altra invece lo ha perso perché non decisendosi a cambiare pettinatura lo ha annoiato.

Chi vuole raggiungere uno stato di felicità tutto ciò non può ignorarlo. E quindi deve cercare di migliorare la propria condizione attraverso la conquista di qualcosa che dipende da lui. E poiché la conquista del rispetto degli altri soddisfa l'orgoglio quasi quanto l'affetto o l'amore, egli si accontenta di conquistare questo, il quale ha l'incomparabile pregio di dipendere da lui e solo da lui.

 

Il rispetto è anche timore

Il rispetto è fatto innanzitutto di timore: un uomo a cui non si teme di poter far torto non può ritenersi rispettato. Quindi occorre avvedutamente conquistare e poi difendere il timore di essere infangati.

E questo è faticoso farlo: comporta infatti stare sempre in guardia, spada in pugno e scudo ben stretto pronti a digrignare i denti e qualche volta arrivare persino allo scontro con chi tenta di atterrarti. Ma è gratificante sempre, perché alla fatica fa corrispondere il risultato. Impegnandosi dunque è possibile conservare il rispetto degli altri, perché dipende quasi esclusivamente da noi. Anzi, addirittura è possibile accrescerlo.

Dunque perseguendo tale proposito si riesce a migliorare la propria condizione. E quindi, stando alla definizione, questo è garanzia di felicità.

Il rispetto quindi è anche timore. Timore, ma mai soggezione. Perché la soggezione allontana gli altri, mentre timoroso rispetto no.