V@nnifucci's
Intorno alla mia indulgenza
su Vanni Fucci

Chi era il vero Vanni Fucci lo trovate giù, che cosa c'entra con me proverò adesso a raccontarvelo.

Dunque, diciamo che sebbene comunicare attraverso Internet significa di fatto usare il telefono, idealmente l'attività di cybernauta è estremamente simile a quella dei vecchi radiomatori: i nostri messaggi infatti possono essere ascoltati (travisati, usati) da tutti, come se viaggiassero nell'etere sguarnito piuttosto che attraverso cavi telefonici. E per questo, come insegnavano i guru del baracchino, non si dovrebbero far viaggiare indicazioni precise e quindi "sfruttabili": né numeri di carta di credito, né numeri telefonici e, a rigore, nemmeno nomi e cognomi.
Naturalmente simili accorgimenti sono eccessivi per la stragrande maggioranza degli utenti comuni, ma in una webchat l'uso di un nickname - di un soprannome – nasce da questo pretesto per poi rivestirsi del desiderio, conscio o inconscio, di comunicare agli altri un segnale forte sulla propria personalità.

Vannifucci è il nick che ho scelto tempo fa la prima volta che mi sono trovato ad entrare in I.com Chat (all'epoca, si chiamava così, non esisteva ancora il sito di Clarence) invece il mio nome al secolo è Rosario, sono di Catania e credo che dal nome si capiva di certo che non sono proprio un padano. FotoDalla qualità di questo scritto invece dubito che qualcuno avrà capito che sono già un maturo trentenne. Eppure, vi giuro, è così… ;-D
La notte che ho scelto quel nick mi ricordo l'ho fatto quasi con premura, più esattamente per inerzia. Vannifucci infatti era stata la prima password che avevo scelto tanti anni prima per un mio account universitario. Mi piaceva proprio il suono delle sillabe, Van-ni Fuc-ci... mi piaceva il ritmo di quel nome e cognome che pronunciati parevano inseguirsi, e infatti, per accentuare quell'effetto, all'epoca avevo deciso di togliere la maiuscola del cognome e fonderli in un'unica parola. Così la prima sera che sono entrato in I.com, trovandomi di fronte alla necessità di scegliere subito un nick, mi è affiorato alla mente 'sto nomignolo e così l'ho usato, sbrigativamente, quasi come fosse una scelta provvisoria. Avessi potuto scegliere con maggior tranquillità forse avrei finito per usare qualcosa tipo Ywain, o Melanippo, e all'inizio, dopo le prime chattate, avevo pensato anche di cambiarlo - ma poi mi sono deciso a tenerlo perché in fondo con Vanni Fucci qualche tratto comune lo abbiamo. Lui era un uomo estremo, complessivamente negativo, certo, anche scioccamente intransigente, forse anche intollerante, incapace di trattenere la lingua tagliente come un rasoio; ma fondamentalmente a mio avviso solo un uomo ostaggio del dio orgoglio.

E io continuo a giudicarlo con indulgenza, chissà, forse perché ha il fascino sinistro di tutti gli eroi negativi. Fatto sta che ho sempre trovato un sacco di pretesti per difendere il suo agire estremo. Ad esempio pare che si abbandonasse facilmente agli istinti, come l'ira o all'ubriachezza; ma io prontamente l'ho sempre giustificato dicendo: forse lo faceva perché temeva di morire giovane, proprio come me…

Altro su di me ?



Vanni Fucci nella Divina Commedia Vanni Fucci (Pistoia, 1267? -1300)

Figlio illegittimo del nobile pistoiese Fuccio de' Lazzari, militò nel partito dei Guelfi Neri ed ebbe un ruolo notevole nelle lotte civili che insanguinarono la Toscana ed, in particolare, la sua città. Uomo sicuramente di indole faziosa e dalla dialettica sferzante, secondo quanto dice l'Anonimo Fiorentino, pare avesse un'inclinazione tale alla disputa ed anche allo scontro fisico da essere soprannominato dai nemici la bestia.

Condannato nel 1295 in contumacia per omicidi e atti di brigantaggio, si ritirò nel castello di Lizzano, da dove nell'agosto dello stesso anno rientrò in Pistoia per incendiarvi e saccheggiare le case dei Guelfi di parte avversa. Da alcuni documenti poi, risulta che nel 1292 era stato al servizio del Comune di Firenze durante la guerra contro Pisa (1289- 1293), e probabilmente in quell'occasione conobbe Dante Alighieri, il quale lo cita nella Divina Commedia collocandolo nell'Inferno (Canto XXIV, 97-151 ; XXV, 1-24), ma non tra i violenti come ci si aspetterebbe (scrive ad es. il Buti, "Vanni Fucci fu omo di brighe e di omicidi, sicché a lui si convenia lo cerchio de' violenti e non de' fraudolenti"), bensì nella bolgia dei ladri.

Tale decisione deriva dal fatto che il poeta lo riteneva autore di un famigerato crimine, e cioè del furto delle statue d'argento della Vergine e degli Apostoli avvenuto nel dicembre 1292 (o nel gennaio '93) dalla Cappella di San Iacopo nel Duomo di Pistoia. Secondo Dante infatti, Vanni Fucci si sarebbe sottratto alle indagini fuggendo, ma la sua partecipazione al furto sarebbe stata comunque accertata dopo la morte, avvenuta nel marzo 1300. L'episodio però resta per noi alquanto nebuloso e incerto, perché - fermo restando che sospetti fondati avevano sempre gravato intorno alla sua figura - le cronache del tempo e i vari commentatori della Divina Commedia ci danno versioni carenti e discordanti sui fatti.

La punizione di Vanni Fucci, di Salvador Dalì.   La profezia di Vanni Fucci, di Salvador Dalì.