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Gianni Degli Antoni (Coordinatore polo unviersitario di Milano e Crema) Mauro Scarabottolo (Direttore Dipartimento di Informatica, Università di Crema) Elisa Bertino (Direttrice del Dipartimento di Informatica dell'Università Statale di Milano) Paolo D'Alessandro (Docente di Filosofia Teoretica, Università Statale di Milano) Igino Domanin (Coordinatore Forum sui New Media, Università Statale d Milano) Stefano Porro (Direttore Editoriale Clarence.com) Carlo Galimberti (Docente di Psicologia Sociale, Università Cattolica di Milano)
![]() Professore, che significato ha per l'Università Statale il convegno Internet 2.0? L'organizzazione di questo convegno e la collaborazione proficua con Clarence nascono in occasione delle attività scientifiche relative al Forum per i new media, che io coordino insieme al caporedattore di Clarence Igino Domanin, e che è attivo presso il Dipartimento di Filosofia della Statale. In questo contesto sono stati posti e discussi numerosi problemi teorici e pratici riguardo alle propsettive scientifiche ed economiche di Internet. Nel mio caso, inoltre, l'interesse per la Rete è sorto attraverso una riflessione sistematica e continua sul significato culturale e filosofico della scrittura elettronica e sulle potenzialità comunicative e creative dell'ipertext. Ho realizzato anche una sperimentazione didattica e teorica di scrittura filosofica con tecnologie digitali. Il risultato è stato appena pubblicato in un cd-rom allegato al volum INternet e la filosofia (edita da Led edizioni). In che senso Internet è legata all'indagine sui meccanismi di funzionamento del pensiero e più in generale sta determinando una rivoluzione antropologica? Non sono interessato, in quanto filosofo, all'uso di Internet come semplice strumento, come veicolo neutrale di una massa ingente di informazioni. Sono interessato allo studio di Internet come insieme di pratiche comunicative che trasformano la realtà psicologica, cognitiva e affettiva dell'utente. L'utilizzo di una nuova tecnologia, come accadde nel caso della scrittura alfabetica, muta profondamente il nosto modo di pensare e raffigurare il mondo. Lo strumento, non è dunque, neutrale, ma determina ciò che succede nella nostra testa. O comunque entra in interazione costitutiva con i nostri processi mentali. Come è possibile, anche a causa del prevalere degli interessi del Mercato, un uso culturale di Internet? In Spagna, durante un convegno a cui ho di recente partecipato, si è prospettata la costruzione di una rete parallela a Internet, con caratteristiche prettamente scientifiche. Potrebbe essere una soluzione. In ogni caso sono contrario a una ghettizzazione della comunicazione scientifica. Essa deve essere parte attiva della grande interazione della Rete. Non c'è però una riflessione universitaria adeguata per comprendere appieno il significato e le potenzialità culturali del fenomeno Internet. Sarebbe necessaria una autoriflessione radicale della prassi culturale e scientifica, che sia in grado di riflettere sulle proprie modalità di scrittura. Cioè sulle condizioni che rendono possibile la esplicitazione del loro significato. Secondo me si deve cominciare a teorizzare seriamente una "retorica del web", cioè una teoria della scrittura elettronica che permetta di comprendere filosoficamente i processi della Rete.
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