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  COSA TEMO DI PIU'? IL FASCISMO ELETTRONICO
DERRICK DE KERCKHOVE L'erede di Mc Luhan scuote "Internet 2.0", il convegno organizzato da Clarence e dal dipartimento di Filosofia all'Università Statale di Milano. Lo abbiamo intervistato subito dopo il suo intervento.

Prof. De Kerckhove, l'11 settembre 2001 è scoppiato un nuovo tipo di "guerra mediatica". E' d'accordo con questa definizione?
Stiamo assistendo a un nuovo tipo di guerra, che non si accontenta di danneggiare le persone, ma vuole distruggere dei "simboli". Non a caso i terroristi si sono accaniti contro le Twin Towers e il Pentagono, che rappresentano il potere economico e politico occidentale, mentre gli Americani stanno facendo di tutto per debellare Osama Bin Laden, simbolo del terrorismo internazionale. E il pubblico sta a guardare. Lo scontro deve avvenire davanti alle telecamere di tutto il mondo.

Sta dicendo che il sistema mediatico è corresponsabile di quanto è accaduto?
Non in senso morale. I media, in primis la televisione, hanno documentato in modo straordinariamente realistico la strage americana. Se esiste una responsabilità, deve essere spiegata in base alla logica dello strumento comunicativo. I terroristi, in altre parole, hanno colpito in quel modo perché erano consapevoli del fatto che la televisione, e a ruota gli altri mass media, avrebbero coperto l'avvenimento in tempo reale.

Oltre che terroristi, esperti di comunicazione quindi…
Tutto è stato organizzato secondo una vera e propria regia televisiva occulta. Non è un caso che l'attacco alla prima torre sia avvenuto circa venti minuti prima di quello alla seconda. Si voleva fare in modo che, al momento del secondo impatto, ci fosse la più alta audience televisiva. Gli attentati miravano in primo luogo a scioccare e poi, attraverso la ripetizione successiva dell'atto, a costringere i telespettatori a riflettere sul significato di ciò che accadeva.

Questo ulteriore obbiettivo è stato centrato?
Pienamente. Il nostro immaginario collettivo non sarà più lo stesso, e se la situazione peggiora potrebbe originarsi una vera e propria psicosi da attentato. Tutte le più celebri costruzioni del mondo saranno d'ora in poi sorvegliate 24 ore su 24 da telecamere, non solo per prevenire gli attentati, ma anche per documentarli, qualora avvengano. Penso a San Pietro, per esempio. Se e quando i terroristi torneranno a colpire, se la prenderanno senz'altro con la chiesa di Roma.

Secondo lei, che ruolo ha giocato Internet in questo inusitato scenario di belligeranza mediatica?
La Rete ha svolto una funzione che definirei "ruminante". Le persone, dopo essere rimaste incollate al video televisivo che trasmetteva in continuazione le immagini dell'attentato, hanno sentito la necessità di trovare informazioni più approfondite, che solo Internet era in grado di fornire. Per esempio, mentre la CNN trasmetteva in continuazione i discorsi di Bush e del governo americano, su Internet era possibile confrontarsi con le ansie e le riflessioni della gente comune, sparsa in giro per il mondo. In quei giorni, il web ha permesso la condivisione di un "idem sentire" connettivo.

Passiamo ai suoi studi di "Psicotecnologia". Può spiegarci, di cosa si tratta?
La Psicotecnologia è una parte della psicologia generale che studia l'impatto psicologico nell'uso delle tecnologie. La scuola di Toronto, dove mi sono formato, se ne occupa fin dagli anni '40. Studiosi come Carpenter, Havelock e McLuhan hanno cercato di definire il significato psicologico dell'adozione dell'alfabeto greco nella cultura occidentale. Io sto invece cercando di capire in che modo l'alfabeto influenzi il nostro orientamento visivo.

Questo dal punto di vista teorico. Se guardiamo alle sue applicazioni concrete, in che modo la psicotecnologia può essere utile per comprendere gli effetti della rivoluzione digitale sulla sfera politico-economica?
Come aveva già anticipato profeticamente McLuhan, l'impatto delle tecnologie comunicative sulla politica si spiega con l'avvento dell'elettricità. Anzi, con il passaggio del primato della comunicazione dall'alfabeto all'elettricità. Il veicolo dell'elettricità consente una comunicazione istantanea e muta lo spazio della politica, determinando fenomeni che oggi conosciamo sotto il nome di "Globalizzazione".

Robeto Grassilli... E questo è un processo negativo o positivo?
Se da un lato la comunicazione aumenta le nostre possibilità, consentendo una maggiore libertà di scelta e una maggiore autonomia, dall'altra siamo tutti stretti da un "vincolo globale", che rischia sempre di trasformarsi in una grave limitazione dei nostri diritti. Penso per esempio a una recente legge promulgata dal Congresso americano, che autorizza le autorità militari a localizzare dove sono i cittadini attraverso il segnale emesso dai loro cellulari. Il potere di controllo nelle società della comunicazione è altissimo. Nello stesso tempo nessuno può negare come l'uso di massa del cellulare ha reso possibile nuove e intense forme di comunicazione. Questi processi di innovazione sono in atto, ma devono essere guidate da finalità etiche.

Parliamo invece dei processi economici. In che modo la rivoluzione tecnologica influenza i mercati?
Innanzitutto digitalizzandoli. Stiamo assistendo al più potente decentramento delle attività economiche dell'era moderna. Concordo con il direttore del MIT Nicholas Negroponte, quando afferma che la nostra è l'epoca del passaggio dall'atomo al bit. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che una base materiale light, debole, dei processi di scambio e di commercio sarà sempre mantenuta. In ogni caso la valuta sta perdendo progressivamente il proprio ancoraggio alla materialità. C'è una tendenza inflazionistica della moneta virtuale, fatta di carte di credito e di denaro elettronico. Le banconote sono diventate la Visa dei poveri!

La New Economy, quindi, non è ancora scevra di rischi…
Questo perché è un'economia partita male. Le imprese Dot.Com sono state quotate in borsa con delle valutazioni irrealistiche. Ad esempio, Netscape e Yahoo sono state valutate miliardi, ma non facevano utili e non avevano bilanci… Però sarei eccessivamente pessimista. Solo il 10% delle Internet company è fallito, il resto vanno avanti. In futuro vedremo dei risultati interessanti!

In conclusione secondo l'erede di McLuhan il futuro di Internet può essere roseo?
Può esserlo….

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