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 MORITURI TE SALUTANT a cura di: Tesionline 
Inserire AltIn questi ultimi giorni vi sarà magari successo - navigando sfrenatamente sul uebbè alla ricerca dei filmati porno gratuiti in cui si vedono i sette nani strafatti di coca che spalmano vaselina sul corpo turgido di Bianca Neve - di imbattervi casualmente nell'"Appello dei giovani ricercatori per il finanziamento della ricerca". Di cosa si tratta? Riassunto delle puntate precedenti per i finti o i veri tonti: la Legge Finanziaria attualmente in discussione prospetta l'ennesimo taglio dei finanziamenti alla spesa per il sistema dell'Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e ciò preoccupa sorprendentemente i ricercatori, per di più i più giovani. Tutto qui.
Sì, tutto qui perché la vera notizia consisterebbe nella negazione della prima parte della penultima frase. Vediamo un po' se la "vivissima preoccupazione" dei giovani ricercatori è fondata o meno. Prima di tutto, i fatti e le valutazioni dell'appello. Nel documento si legge che "l'Italia è già il fanalino di coda dell'Europa investendo l'1.03% del PIL in ricerca, contro il 2.2% della media europea", che "i problemi centrali della ricerca italiana oggi sono proprio le scarse risorse economiche ed umane, unite ad una politica sciagurata e demagogica di selezione del personale e di finanziamento delle ricerche, perpetrati nell'assenza di seri meccanismi di valutazione e di monitoraggio che premino l'impegno scientifico e culturale e la qualità dei risultati". Ma si legge anche che "i dati [...] dimostrano che efficienza e qualità, misurati con diversi indicatori, sono già presenti nel nostro sistema in misura addirittura maggiore della media europea, e collocano l'Italia in posizione di assoluta eccellenza" da cui deducono che "l'Italia forma giovani studiosi apprezzati in tutto il mondo, solo che non ha la lungimiranza di investire su di loro una volta che li ha formati, e se li lascia sfuggire. Troppe fughe dei cervelli all'estero. Troppe le mortificazioni dei cervelli che restano ma che non trovano adeguata collocazione nei settori di lavoro per i quali sono stati lungamente (e a spese dello Stato). " Poco più in là, si afferma che così "si rischia di disperdere un'intera generazione" e che la scarsità dei finanziamenti "rendono [...] impraticabile persino la flessibilità: senza concorsi e senza dei veri e propri contratti vengono a mancare le condizioni essenziali affinché i giovani possano scegliere la ricerca come professione".
Da ciò si può dedurre una sola cosa: i ricercatori - per di più i più giovani - non hanno capito assolutamente niente! L'Italia taglia i finanziamenti alla spesa per la ricerca non perché la trascura, ma perché vuole rafforzarne il nucleo saliente e produttivo applicando i sani principi del neo darwinismo sociale: "marcia o crepa!".
Infatti, il mondo della ricerca e dell'università altro non è che uno dei cosiddetti sistemi complessi auto-organizzati: si tratta di un sistema costituito da una popolazione non nulla di individui che veicolano un genoma della ricerca, da un insieme di leggi interne, da interazioni e da vincoli sia interni che esterni - output e input materiali, temporali e psicologici - che generano una dinamica il più delle volte non-prevedibile benché fondamentalmente deterministica. Questo sistema - che chiameremo "Reboot" per brevità - può essere visto come un'entità collettiva alla stessa stregua di un formicaio o di una coltura di batteri.
Reboot è un ecosistema in cui crescono individui e ne muoiono altri, in cui si creano strutture e se ne estinguono altre e in cui si fa di tutto per deforestare l'Amazzonia partorendo documenti cartacei del tutto ridondanti. In Reboot regna la santa trilogia: selezione, mutazione e vacanze pagate. Quindi la dinamica è naturalmente sottoposta al concetto neo-darwinista di sopravvivenza del genotipo: la famosa "sopravvivenza del più adatto". Questa è legata al fatto che l'idoneità alla selezione dipende non solo dalla quantità di replicanti che un individuo può produrre nel corso della sua vita accademica ma anche da come e quanto questi replicanti saranno resistenti.
Il neo-darwinismo prevede che un genoma che ha subito un'evoluzione sottoposto a un tasso elevato di mutazioni diventa più robusto di un genoma che ne ha subito uno basso. Inoltre, la teoria prevede che vi è un prezzo da pagare per questa robustezza: più un genoma è robusto più tenderà a replicarsi lentamente. A fortori, più il tasso di mutazione è elevato per una data classe di individui - quindi per una data specie di ricercatori - meglio è per lei riprodursi lentamente poiché ciò permette alla sua progenie - quindi a ricercatori ancora più giovani - di evitare di essere seriamente danneggiata dalle mutazioni. Infine, gli individui che hanno successo compensano probabilisticamente le loro carenze tramite il supporto che ricevono dai "vicini mutazionali".
In questo contesto diventa facile interpretare i fatti e le valutazioni dell'appello inserendole in un ragionamento privo di bachi: la concatenazione {i ricercatori italiani sfiorano l'eccellenza e questa non è costata una lira; i processi di selezione del personale sono marci e antiquati} si può così rileggere {complessivamente, il tasso di mutazioni è elevato ma queste sono trascurabili qualitativamente quindi si collocano al di sotto della soglia di estinzione; la robustezza così indotta implica una replicazione lenta}.
Quindi, l'unica conclusione coerente è che vi sono ancora troppi parassiti ma che con il crescere del tempo questi saranno ricondotti a una percentuale trascurabile. Il modo migliore per accelerare questo processo è di incentivare le mutazioni superflue per il bene di tutti. In altri termini, bisogna tagliare i fondi.
A lungo termine, avremo i migliori ricercatori al mondo (anche se saranno quattro gatti), non costeranno una lira, saranno tutti calvi e geneticamente perfetti. Potremo così, finalmente, andare tutti a Sharm el Sheik ad abbronzare le nostre chiappe indolorite senza dover sorbirci prima una delle tante vampate di allarmismo di cui sono golosi i nullafacenti disinformati a prescindere dalla religione, dalla razza e dal codice fiscale. Limpido.
D'altronde mi stupisce il fatto che il Governo non proponga addirittura un incentivo al suicidio di massa a seconda di una scala finanziaria da definire: sarebbe molto veloce, indolore e inodore. Magari alla prossima Finanziaria. Non vedo l'ora.
Comunque, questo è il ragionamento altruista e ottimizzante del Governo. Questo è il senso del disegno divino. I giovani ricercatori ringrazieranno più tardi: nessuno è profeta nel suo paese. Tanto meno il Governo. Morituri te salutant!

Diogene Van Botul

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