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Mercoledì 2 Giugno 1999
Nerone suicida per colpa dell'Ici
Quo evadis? Risolto il giallo della Domus Aurea
ROMA - Pazzo? Megalomane? No: solo rovinato dalle tasse. Grazie al restauro della Domus Aurea, la fastosa reggia di Nerone, dopo quasi due millenni gli storici hanno potuto rendere giustizia al più bistrattato degli imperatori romani. In una delle stanze, sotto un cumulo di detriti, è stata ritrovata la corrispondenza fra Nerone e il suo commercialista Marcio Avidio, un fittissimo carteggio che svela l'intimo dramma di un contribuente perseguitato dalle tasse sugli immobili. «Le aveva istituite lui stesso - spiega uno storico -, e contava di esserne esentato. Ma ben presto si accorse di aver creato una macchina infernale in grado di sfuggire al controllo del suo padrone. Quando scoprì che per pagare la prima aliquota dell'Ici sulla Domus Aurea avrebbe dovuto vendere tutt'e due le Gallie, andò in crisi. Era tormentato da un incubo in cui gli ufficiali giudiziari venivano a sequestrargli anche l'ultima lira». Disperato, Nerone aveva progettato di prendere la cittadinanza del Principato di Monaco, ma quando scoprì che ancora non era stato fondato decise di togliersi la vita. I nuovi documenti hanno consentito di ristabilire la verità storica sui più cupi episodi dell'età neroniana, in realtà frutto di un'erronea traduzione. Il cosiddetto «incendio di Roma» fu in realtà una megaoperazione in cui nel 64 d. C. l'imperatore sguinzagliò le Fiamme Gialle nei quartieri-bene dell'Urbe a caccia di evasori totali. E Seneca si tagliò le vene come provocazione nel corso di una manifestazione di filosofi tartassati dal fisco vampiro. Pare che il ministero delle Finanze non avesse accettato la sua tesi secondo cui in un regime autoritario anche i letterati erano lavoratori dipendenti.
di Lia Celi
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