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• Lunedì 7 Giugno 1999
Getta neonato nel cassonetto: «Credevo fosse una sala parto»
Ostetricia numero uno
ROMA - Ha una buccia di banana in testa e una vecchia scarpa per cuscino, ma nemmeno l'ombra di enterite necrotizzante. Merito della madre, G. F., una neomamma romana con forti problemi di miopia che, assalita di sorpresa dai dolori del parto, ha dato alla luce suo figlio fra i sacchi del pattume e lo ha deposto in un cassonetto della spazzatura nei pressi del Policlinico Umberto I. «L'abbiamo trovata semisvenuta ma felice - racconta un netturbino -, ci chiamava tutti dottore e chiedeva dov'era l'ostetrica piccolina con i baffi e la coda che l'aveva tanto aiutata». Ce n'è voluto perché G. F. si rendesse conto di non essere nel reparto Maternità del Policlinico: «In effetti qui si mangia molto meglio». Il bambino pesa quattro chili e sta benissimo, almeno finché non verrà ricoverato in qualche ospedale. Intanto il personale dell'Umberto I risponde alle accuse di incuria e negligenza. L'epidemia che ha messo in pericolo la vita di quattordici neonati sarebbe stata causata da uno sciopero degli angeli custodi, che avrebbero lasciato i bambini privi di protezione celeste. «Qui - puntualizza un primario - le partorienti trovano tutte le comodità, perfino il parto in acqua, da quando si sono rotte le tubature. Certo, nei cesarei dobbiamo usare ancora gli anestetici, mentre al San Camillo le partorienti vengono tramortite dai calcinacci che piovono dal soffitto, ma col tempo ci attrezzeremo». I genitori dei piccoli pazienti hanno pregato il ministro della Sanità Rosy Bindi di stabilirsi per qualche giorno in Neonatologia: «Così almeno nel reparto ci sarà qualcosa di sterile».
di Lia Celi


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