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Domenica 13 Giugno 1999
Andreotti innocente, ma non in forma irreversibile
I medici ottimisti: tornerà ad essere il farabutto di sempre
ROMA. Il mondo tira un sospiro di sollievo. Giulio Andreotti, cui i giudici di Perugia avevano diagnosticato una rarissima e imprevedibile forma di innocenza, può essere curato. Non solo se la caverà, ma tornerà a mentire e a insabbiare come e meglio di prima. E' il confortante bollettino emesso dal suo medico personale, chiamato con urgenza dalla famiglia Andreotti dopo un verdetto che sembrava non lasciare speranze sulle condizioni dell'illustre farabutto. « Il referto perugino parla di innocenza - spiega il dottore - non di onestà né tanto meno di moralità, che sono beni incurabili dall'esito spesso fatale, come nel caso di Giorgio Ambrosoli. Si tratta, per la precisione, di non colpevolezza in una zona circoscritta, quella riguardante il delitto Pecorelli ». Secondo i radiologi, l'ultima Tac (Tomografia Assiale Coscienziografica) autorizza un certo ottimismo: « La coscienza di Andreotti appare tutta opaca e impenetrabile, e solo un occhio ben allenato può intravedere un'impercettibile difformità di colore qui, dove il lobo mafioso si innesta su quello stragista. Niente di grave, comunque. Potrebbe addirittura non trattarsi nemmeno di innocenza, ma di una cisti di ipocrisia ». Vista l'età avanzata del paziente e le sue generali condizioni di malvagità, la sacca di cellule innocenti non dovrà essere asportata chirurgicamente. Andreotti però dovrà sottoporsi a cure severe, anche ispirate alla medicina alternativa: impacchi di fango sulla fedina penale, abbondanti bevute di acqua torbida proveniente da fonti dei servizi segreti, applicazione di omissis caldi sul chakra delle stragi di Stato. Resta da capire come mai non bastino ottant'anni di vita malsana, di rapporti multipli con delinquenti e di completa astinenza dalla virtù per prevenire la formazione di sacche di innocenza. Andreotti, notoriamente prudente, qualche anno fa si era sottoposto a una rudimentale forma di vaccino anti-antimafia baciando il boss Totò Riina. La sentenza del processo di Palermo dirà se la profilassi ha funzionato o se nell'ex premier è rimasta qualche traccia di mafio-negatività. « Non possiamo dire se il vaccino Riina è stato efficace - osserva il suo medico -. Andreotti ha assunto la prima dose, ma purtroppo non ha fatto il richiamo.»
di Lia Celi
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