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• Venerdì 19 Novembre 1999
Fra i ruderi nella discarica anche la coscienza di Cossiga
Caput immundi: clamorosa sorpresa archeologica
ROMA - Frammenti di lucerne, brandelli di affreschi, cocci di anfore provenienti da un'antica villa del Gianicolo: nella discarica poco fuori Roma, dove sono stati gettati i reperti scavati dalle ruspe del Giubileo, si è trovato proprio di tutto. Ma nessuno si aspettava di trovare un reperto di incredibile valore storico, al confine della leggenda: la coscienza di Francesco Cossiga. «Si diceva che in tempi remotissimi ne avesse una - spiega un esperto di antiquaria - ma nessuno ci aveva mai creduto. Io stesso ero scettico, anche perché ritenevo che la coscienza cossighiana risalisse alla Sardegna nuragica, una civiltà di cui sono rimaste pochissime tracce e che probabilmente fu insabbiata dai servizi segreti». A prima vista, la coscienza dell'ex capo di Stato sembrava una banale anfora nerastra, e gli archeologi, ingannati dall'intenso e nauseabondo odore emanato dai cocci, avevano ipotizzato si trattasse di un contenitore di «garum», la salsa a base di aceto e pesce marcio tanto apprezzata dai Romani. Ma alcuni graffiti a forma di gladio hanno fatto capire che si trattava di ben altra cosa. «Cossiga deve averla persa nel tumultuoso periodo seguito all'assassinio di Cesare - sostiene il nostro esperto -. Probabilmente la coscienza era troppo pesante e puzzava troppo per non insospettire la commissione che indagò sulle Idi di Marzo, e l'ex presidente, Ministro dell'Interno all'epoca dell'omicidio, decise di farla sparire». Per ora l'interessato non ha chiesto di riavere indietro il suo imbarazzante effetto personale: «Sono duemila anni che faccio a meno della coscienza - ha dichiarato -, e tiro avanti a meraviglia».
di Lia Celi


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