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• Martedì 23 Novembre 1999
Si arrende il fegato di Boris Eltsin
E' messo peggio della Cecenia
MOSCA - L'intestino risuona di esplosioni. I polmoni sono ridotti a carcasse sforacchiate. Nell'addome spira già un terribile odore di morte. E mentre le poche cellule sane tentano una esodo impossibile, sulla nera massa del fegato sventola una bandiera bianca, simbolo di resa incondizionata. Il corpo di Boris Eltsin è un campo di battaglia, anche se è difficile capire chi sia il vincitore. Secondo il Cremlino, tutti gli organi interni di Corvo Bianco sono ribelli secessionisti rei di alto tradimento, e come tali sono stati oggetto di pesanti incursioni dei bisturi corazzati dell'Armata Rossa. «Non siamo terroristi, siamo solo reni - dicono due organi irriconoscibili per le ferite e le privazioni -. Vorremmo solo morire in pace». Ma si tratta di un desiderio irrealizzabile. Eltsin è deciso a riconquistare il controllo delle sue funzioni vitali con ogni mezzo. «E dire che è stato proprio lui a rovinarci - lamenta una milza ormai decomposta -. Ci ha avvelenava versandoci addosso fiumi di vodka. Dopo sessant'anni di oppressione non ce l'abbiamo fatta più e, a cominciare dal cervello, siamo scesi in sciopero. Lui ci ha accusato di insurrezione e ci ha mandato contro plotoni di medici spietati». E, come in Irak, la «guerra chirurgica» ha clamorosamente fallito. Ora il mondo assiste impotente all'ennesima catastrofe umanitaria, con il suo seguito di fughe disperate. Oggi sulla costa di fronte a Otranto è stato avvistato il primo profugo dall'Eltsinia, un pancreas malconcio e semicongelato, scaricato in mezzo all'Adriatico da scafisti albanesi senza scrupoli.
di Lia Celi


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