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Venerdì 26 Gennaio 2001
Elezioni 2001, Varenne corre da solo
Zoccolo duro: inutili le lusinghe di Polo e Ulivo
ROMA - Berlusconi gli aveva offerto un seggio al Senato e un collegio blindato ad Agnano per il suo veterinario. Rutelli, pur di averlo in scuderia, gli proponeva un ministero a sua scelta: la Cultura, i Trasporti o addirittura la Farnesina, in considerazione del suo prestigio internazionale. Ma Varenne, il baio italiano entrato nella leggenda dopo la vittoria al Prix d'Amérique, ha detto no. A un galoppatore come lui, fa sapere, non si addice una tipica corsa agli ostacoli come la competizione elettorale. Ma se dovesse decidere di scendere in pista, correrà da solo, come ha sempre fatto.
«Non mi riconosco in nessuno degli schieramenti - ha detto il celebre quadrupede -. Non mi fido di Berlusconi, uno che si fa chiamare Cavaliere solo perché è alto come un fantino. E non mi attira neanche il centrosinistra, margherite di qui, girasoli di là, ma di avena nemmeno l'ombra. Rutelli? Bella criniera, discreti garretti, ma rischia di rimanere al palo». Pare che in privato Varenne si sia lasciato andare a giudizi anche più taglienti, definendo entrambi i Poli «un'accozzaglia di brocchi e di somari bravi solo a scalciarsi a vicenda». E si vocifera che nella scelta di Varenne abbia avuto un peso decisivo il parere del suo driver, Giampaolo Minnucci, che ha imparato a sue spese quanto può costare inserire un fuoriclasse in una scuderia infida. Nel 1997 l'uomo seguiva un altro cavallo promettente, Tonino Di Pietro, un balzano molisano sulla cresta dell'onda dopo i successi nel Trofeo Mani Pulite di Milano. Minnucci si lasciò convincere a cederlo a Massimo D'Alema, che voleva farlo correre al Mugello contro Giuliano Ferrara, un panciuto sauro di proprietà di Silvio Berlusconi. Tonino vinse staccando Ferrara di parecchie lunghezze, ma poco dopo, nelle scuderie uliviste, incorse in una serie di misteriosi incidenti (sabotaggi?), e ora è considerato da tutti un cavallo zoppo. di Lia Celi
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