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Lunedì 12 Marzo 2001
Provenzano si consegna: «Tana libera tutti!»
Bianco o Vigna: adesso chi sta sotto?
PALERMO - Il grido è risuonato nel centro di Palermo stamattina alle 10.45. A lanciarlo, dagli uffici della Procura, era proprio lui, Bernardo Provenzano, il superboss ricercato da chiunque porti una divisa. Un grido che ha messo fine a una partita di nascondino che stava degenerando in un litigio generale fra i concorrenti, polizia, carabinieri, ministro dell'Interno e procuratore generale antimafia. Con la saggezza dei suoi settant'anni, Provenzano, l'unico capomafia ancora in libertà, ha deciso di interrompere il gioco prima che si trasformasse in una vera e propria rissa. «Quei ragazzi stavano sciupando tutto - ha spiegato a una donna delle pulizie, l'unico essere umano presente in Procura (giudici, poliziotti e carabinieri si trovavano a Roma a discutere di Provenzano col ministro Bianco) -. Non hanno ancora capito che quando si gioca l'importante è non prendersela. Ormai erano così impegnati a battibeccare fra loro che si stavano dimenticando di cercarmi. Sù, sù, ora ricominciamo da capo, senza arrabbiarci». Quindi, dopo aver chiesto alla donna di chiudere gli occhi e contare fino a cento, Provenzano è uscito ed è tornato a nascondersi. A Roma, dove era in corso il vertice sulla mancata collaborazione delle forze dell'ordine, la notizia è arrivata come una doccia fredda, ma la reazione è stata, per una volta, unanime: ognuno si è rivolto al suo vicino dicendogli «E' colpa tua». Secondo il ministro Bianco, stavolta non ci sono dubbi su chi dovrà coordinare le ricerche del superboss: «Tocca alla donna delle pulizie». Ricevuta la notizia, la signora ha caldamente invitato il ministro e il procuratore generale antimafia ad andarsi a nascondere.
di Lia Celi
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