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• Mercoledì 4 Aprile 2001
I Bronzi di Riace digiunano: "Solidarietà con i compagni Buddha"
Scolpiti al cuore: il popolo delle statue si mobilita contro i taliban iconoclasti
REGGIO CALABRIA - Ormai sono irriconoscibili. Le loro cosce muscolose si sono afflosciate come bisacce, e alla visita di leva sarebbero esonerati per insufficienza toracica. 211 I visitatori li scambiano per bizzarri ritratti di mendicanti ateniesi, prima di scoprire, sulla targhetta ai loro piedi, l'incredibile verità: si tratta dei celebri Bronzi di Riace, ridotti così dopo due settimane di sciopero della fame in favore dei Buddha giganti di Bamiyan demoliti dai taliban afghani. «Digiuneremo a oltranza - dichiarano i due guerrieri - per fermare il massacro e testimoniare la solidarietà delle statue elleniche ai compagni perseguitati. Anche noi abbiamo patito il nostro Olocausto, nei primi anni del Cristianesimo, quando fummo linciati a migliaia perché eravamo nudi e pagani».
Da tutta Italia vengono segnalate altre iniziative di protesta scultorea. Traffico bloccato a Roma, dove i rilievi della Colonna Traiana sono scesi dal supporto, e migliaia di legionari guidati dall'imperatore Traiano hanno invaso le vie del centro inalberando cartelli in latino, da «Stulti fanatici, nolite magnos Buddhas tangere» a «Quis non saltat talebanum est». Manifestazioni anche fra le statue cattoliche: Mosè, la Pietà, il David ed altri esponenti del Collettivo Michelangelo si esibiranno insieme per raccogliere fondi in favore delle statue profughe dai paesi islamici. Lo spettacolo sarà presentato dal San Carlone di Arona. Non mancano le prese di posizione da parte delle statue laiche. I Garibaldi di marmo e i partigiani dei monumenti alla Resistenza sono pronti a imbracciare le armi contro tutte le iconoclastie: «Se qui in Italia vincono il Polo e la Lega, anche noi rischiamo grosso».
La mobilitazione anti-taliban non interessa solo il nostro paese. Nel celebre museo parigino del Louvre la Venere di Milo e la Nike di Samotracia, simbolo delle mutilazioni subite dalle statue nella storia, sono scese in piazza («in quanto statue e in quanto donne», precisano) contro la furia degli integralisti islamici. Ma è a Londra che si registrano le manifestazioni più imponenti: tutte le statue del British Museum, dai fregi del Partenone ai monumenti egizi, hanno proclamato l'autogestione, e i turisti sono stati imbrattati di vernice spray dalle statue più giovani e scalmanate. Un commosso e imbarazzato messaggio ai Buddha afghani è arrivato dai presidenti Usa immortalati sul monte Rushmore: «Quel che più ci addolora - scrivono Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt - è che ad armare i vostri carnefici sono stati i nostri irresponsabili successori». La ferma condanna per le distruzioni dei Buddha di Bamiyan non è stata espressa solo dai Vip della scultura. Da domani tutti i nanetti da giardino del pianeta indosseranno il lutto al braccio.
di Lia Celi


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