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• Sabato 7 Luglio 2001
Genova: el panno umído jamas serà vencido
G-8: a pochi giorni dal megavertice, il terrore corre sul filo. Da bucato
Per imbellettare la Superba, Silvio Berlusconi si è fatto in quattro: ha zappettato le aiuole, ha messo il cerone ai palazzi, ma contro mutande e calzini appesi ad asciugare alle finestre anche il Grande Visagista dovrà arrendersi.
- Forza Italia accusa il protocollo di Kyoto: «Basterebbe aumentare un po' l'effetto serra, e i panni si asciugherebbero appena tolti dalla lavatrice».
- Allo studio il piano Dell'Utri: far lavare i panni sporchi dei genovesi in apposite banche svizzere.
- Intanto Vittorio Sgarbi denuncia l'enfasi sul G-8: «Il Giotto non vale niente, è molto meglio il Cimabue».
- Ecco le prossime mosse del governo per sconfiggere l'incubo dei panni stesi.

15 LUGLIO
Nonostante i divieti di Berlusconi, sui balconi di molti palazzi del centro storico continuano a vedersi antiestetici fili da bucato carichi di indumenti. Inutile la trovata di un'ingegnosa popolana, che aveva appeso mutande e calzini in modo da formare la scritta «Evviva gli Otto Grandi». Intanto un allarmato dispaccio della Cia fa sapere che George W. Bush è allergico ai fili da bucato: quando era governatore del Texas, lui i panni li stendeva a suon di pugni, e quelli che si erano macchiati di crimini particolarmente sporchi li mandava direttamente sulla forca. Si teme inoltre che fra tovaglie e slip appesi possano annidarsi commandos di terroristi islamici, che, com'è noto, resistono anche ai lavaggi a 90 gradi. Ma la soluzione del problema è più difficile del previsto. L'ordinanza che vietava ai genovesi di lavare la biancheria fino al 1 agosto è stata ritirata, per evitare che i premier del G8 debbano girare per la città con una molletta alle narici. Una nuova ordinanza obbliga i cittadini a indossare la biancheria fradicia.

16 LUGLIO
Viene abrogata anche l'ultima ordinanza, perché i Grandi non si facciano l'idea che i genovesi siano un popolo malaticcio e affetto da reumatismi. Intanto il traffico esplode: colpa delle casalinghe, che alla mattina buttano il bucato bagnato in macchina e lo portano ad asciugare fuori regione, per poi rientrare la sera. Onde evitare il tracollo della viabilità, viene fatto divieto assoluto di trasportare indumenti bagnati o asciutti su un autoveicolo, ma le autorità fanno di nuovo marcia indietro perché, in ottemperanza alla norma, gli automobilisti devono mettersi al volante completamente nudi. Al Tg1 il premier raccomanda alle massaie il suo infallibile sistema di lavaggio a secco: attendere che le macchie cadano in prescrizione. Ma gli italiani nicchiano: ci vogliono degli anni, e gli avvocati costano molto più del Dash. Ricompaiono le odiate corde da bucato, proprio mentre l'Intelligence fa sapere che Tony Blair li considera simbolo del peggior sottosviluppo: in Inghilterra i fili da bucato hanno studiato e ora lavorano tutti come cavi telefonici. Su pressione del presidente del Consiglio, il ministro delle Infrastrutture Lunardi elabora una proposta semplice e geniale: un viadotto stendipanni a otto corsie dal passo dei Giovi fino a Chiavari. Per ammortizzare i costi, settemila miliardi, i panni dovranno essere muniti di Viacard.

17 LUGLIO
L'indecoroso spettacolo dei panni esposti continua come nei peggiori film neorealisti, e il Comune si vede costretto a emettere nuove regole: i genovesi potranno stendere il bucato solo nelle ore notturne, dopo averlo tinto di blu. Ne fanno le spese medici e infermieri: il camice scuro li fa scambiare regolarmente per elettrauto e mette in fuga la clientela. Sui balconi del centro rifioriscono calzini e mutande, stavolta con chiaro intento provocatorio. I ribelli del bucato si riuniscono in via Pré, ribattezzata via Prelavaggio. La Digos delinea la mappa dei nuovi antagonisti: Tute bianche, Tute colorate, Colori resistenti, Molto e Normalmente sporchi, Sintetici, Lana-Seta, e i pacifisti delle Brigate Vernel. Si viene a sapere che il francese Lionel Jospin ha una particolare idiosincrasia per i fili da bucato, perché gli ricordano i romanzi naturalisti di Zola, un autore che detesta. Berlusconi si mette le mani nei capelli; poi si ricorda di esserne sprovvisto e mette le mani nei capelli del vicepremier Gianfranco Fini. Durante il suo concerto Manu Chao dedica ai genovesi una canzone «Candeggino», che diventa l'inno della nuova protesta.

18 LUGLIO
Megasequestro di fili da stendere in tutta la Liguria, mentre il ministro dell'Interno Scajola ne vieta il possesso entro i confini della regione. Dopo gli schiavi del buco, arrivano quelli del bucato: i pochi metri di filo sopravvissuti nei retrobottega dei ferramenta vengono spacciati al mercato nero a prezzi superiori a quelli dell'eroina. Le massaie si gettano su tutti i possibili surrogati, dal filo interdentale allo spago per legare gli arrosti. Nell'alta società, si ricorre ai fili di perle. Si contano le prime vittime: tre signore in crisi d'astinenza che hanno steso i panni lungo i fili elettrici. I ribelli sfidano l'autorità promuovendo gli «hang-in», una dimostrazione dove i manifestanti appendono la biancheria lavata ai fili sorretti a mano dai compagni. Quando le forze dell'ordine tentano di disperderli, si crea una matassa inestricabile in cui rimangono aggrovigliati diecimila fra manifestanti e poliziotti. Minaccioso avvertimento dello spagnolo Aznar a Silvio Berlusconi: un solo filo da bucato esposto a Genova potrebbe costare a Forza Italia l'espulsione dai Popolari Europei. Cosa c'entra il filo con i Popolari? Nulla, esattamente come Forza Italia. Rutelli, da parte sua, difende a spada tratta i fili da bucato, che si tendono orizzontalmente da sinistra a destra offrendo un perfetto esempio di atteggiamento bipartisan.

19 LUGLIO
Il Papa condanna la persecuzione contro il bucato steso: «I fili sono un dono di Dio», avverte il pontefice, appendendo le proprie canottiere al balcone di Piazza San Pietro. E nella maggioranza appaiono le prime crepe: Buttiglione propone sovvenzioni alle donne che si rifiutano di portare i panni alla lavasecco, Bossi lamenta la campagna contro i lenzuoli stesi, «gli unici veri bianchi rimasti a Genova». Nel capoluogo ligure, a poche ore dall'inizio del G8, con un'operazione in grande stile i Ros dei Carabinieri prelevano alcuni panni variopinti appesi sfacciatamente alle finestre di alcuni palazzi del centro. Erano le bandiere appese sui portoni dei consolati stranieri, e Berlusconi è costretto a scusarsi con mezzo mondo per evitare nugoli di incidenti diplomatici. Migliaia di attivisti «No-Global Yes-Laundry» puntano su Genova armati di panni da stendere, con l'intento di impavesare i dintorni del Palazzo Ducale, sede del vertice. Purtroppo un asciugamano bagnato pesa come dieci molotov, e molti manifestanti crollano per la fatica molto prima di aver raggiunto l'obiettivo. I premier scandinavi, intanto, comunicano che l'agenda del G8 prevede l'abolizione dei fili da bucato su tutto il pianeta. Non fanno male a nessuno, ma sono l'unica merce al mondo che si può mettere al bando senza che le multinazionali si incazzino.

20 LUGLIO
Genova accoglie gli Otto Grandi in uno sventolante tripudio di colori: calzini, mutande, strofinacci da cucina, magliette di salute, jeans e pagliaccetti da bebé, appesi a tutte le case, dal Porto Vecchio alle pendici dell'Appennino, garriscono festosamente alla brezza. Poliziotti e carabinieri si arrendono: molti si uniscono alla manifestazione, e, dopo aver frettolosamente lavato le uniformi, le appendono insieme agli altri indumenti. Inesperti di lavanderia, quando staccheranno le divise, più tardi, le troveranno ristrette a una taglia da nano, e i generosi militi ne fanno omaggio al Presidente del Consiglio. Spettacolare iniziativa di Emmanuel Bovè, il leader degli antiglobalizzatori francesi, che di fronte alla Stazione Marittima fa il bucato in una botte piena di Bordeaux e risciacqua in una vasca di Armagnac. L'afrore alcolico dei panni stesi ad asciugare basta da solo ad ubriacare chiunque in un raggio di dieci chilometri, premier compresi. A bordo della European Vision, la meganave che accoglie i leader convenuti al vertice, Silvio Berlusconi vuota fino in fondo l'amaro calice della figuraccia, e l'umiliazione lo fa diventare bianco come un cencio lavato. Uno steward distratto lo scambia per uno straccio e lo appende a un filo da stendere, sul ponte di terza classe. Viste le dimensioni, basta una sola molletta.

di Lia Celi


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