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Domenica 14 Ottobre 2001
Mafia, no ai giudici senza scorta: «Così non c'è più gusto»
Grazie al nuovo decreto, anche i killer rischiano di morire. Di noia
PALERMO. «Altro che favore. E' un insulto». Tutti d'accordo, camorra, mafia, 'ndrangheta: il nuovo decreto del governo, che priva delle scorte i giudici e gli investigatori che non hanno ricevuto minacce di morte nelle ultime ventiquattr'ore, umilia la loro professionalità e rende inutile quel pizzico di strategia che distingue il killer mafioso da uno sparatore da lunapark. «Tutti sanno che quando vogliamo ammazzare qualcuno, non c'è scorta che tenga - afferma uno degli assassini del commissario Ninni Cassarà -. Ma più gente c'è da ammazzare, più ci divertiamo. A vedere questi poveri gorilla tutti seri che guardano di qua e di là come cagnoni da caccia e ci hanno una fifa boia, c'è da scompisciarsi. E adesso il governo vuole toglierci tutto il gusto. Dai nostri amici di Forza Italia non ce l'aspettavamo».
Ma il vero problema è un altro. Uccidere un giudice con scorta finora era un'operazione che richiedeva una pianificazione lunga e accurata, commandos numerosi e fiancheggiatori fidati. Solo la grande criminalità organizzata poteva permettersi di mantenere tanto personale. Il decreto anti-scorte rischia di favorire la concorrenza più selvaggia e a buon mercato, e, coi tempi che corrono, è difficile che i grandi boss resistano alla tentazione di licenziare tecnici e stragisti che potrebbero essere comodamente sostituiti da un sicario a basso prezzo. I più preoccupati sono gli artiglieri di Cosa Nostra, specializzati nel confezionamento di autobombe in grado di far fuori almeno quattro persone. «Che ne sarà dei nostri posti di lavoro? - singhiozza uno degli autori della strage di Capaci - Quale sarà il nostro futuro, se per uccidere un magistrato basterà l'ultimo venuto? Non è facile riciclarsi, per un costruttore di autobombe. Non mi vogliono né gli elettrauto né le industrie di armi. Pensi che avevo un'autobomba già pronta, ho dovuto svenderla ai palestinesi di Hamas». di Lia Celi
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