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Domenica 23 Dicembre 2001
Macché Bin Laden, era Celentano
Joan Lui? Ecco perché l'ultimo video di Osama era incomprensibile
WASHINGTON - «Cattivo come adesso non lo sono stato mai»: una dichiarazione che mette i brividi, se proviene dalla bocca del capo del terrorismo internazionale, Osama Bin Laden. La frase, una delle poche intelligibili nell'ultimo filmato attribuito al fondatore di Al Qaeda e sequestrata in un covo talebano di Jalalabad, aveva fatto saltare sulla sedia tutto lo staff di Bush, che aveva risolto di rimandarne la diffusione per non esacerbare gli umori americani.
Per fortuna, un fattorino di origine italiana, casualmente presente alla proiezione, ha chiarito il giallo svelando la vera natura della cassetta. Non si trattava dell'ennesima delirante autocelebrazione - o meglio, si trattava dell'ennesima delirante autocelebrazione, solo che il soggetto non era Bin Laden, bensì Adriano Celentano, che a quanto pare ha tra i suoi fan anche qualche integralista islamico. La cassetta, probabilmente registrata in Italia da un seguace di Al Qaeda e inviata come simpatico dono ai fan talebani del Molleggiato, conteneva una puntata dello show Rai «Francamente me ne infischio». A causa della cattiva qualità delle immagini e soprattutto dalle ripetute visioni della cassetta, la figura di Celentano era sfocata, e per chi non conosca bene la fisionomia del nostro cantante, è stato facile scambiare gli aloni biancastri che circondavano il suo viso per il turbante e l'inconfondibile barba dello sceicco del terrore. E il fattorino italoamericano ha faticato a convincere George W. Bush e i suoi collaboratori che i mugugni sibillini e le inspiegabili pause nel discorso, attribuite in un primo tempo alla pochezza tecnica dell'operatore di Bin Laden, sono la normale modalità di espressione di Adriano, e che «prisincolinensinainciusol» non è arabo. Ma ad atterrire la Casa Bianca sono stati i pochi brandelli comprensibili, in cui il presunto Bin Laden sosteneva di essere un ribelle cui non piace questo mondo che non vuol la fantasia, prima di lanciarsi in invettive apocalittiche contro la modernità e l'Occidente corrotto, in nome di un preteso rapporto personale con Dio. I ripetuti anatemi contro il cemento e i grattacieli, e soprattutto quell'inquietante accenno «sento fischiare sopra i tetti un aeroplano che se ne va», hanno persuaso del tutto Bush che si trattasse di un'apologia dell'attentato alle Twin Towers. «Questo tizio, chiunque sia, c'entra in qualche modo - ha detto il presidente degli Usa -. Ho appena saputo dalla Cia che anche lui è ricchissimo, vive isolato su un altipiano ed è circondato da una setta di fedelissimi chiamata Clan. Lo voglio vivo o morto». di Lia Celi
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