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Martedì 13 Luglio 2004
Fuoristrada? Fuori strada
Oggi parliamo di SUV (Sport Utility Vehicles) ossia di quei giganteschi fuoristrada che sempre più spesso vediamo in giro sulle nostre strade
In effetti, nei paesi ricchi - o «ad industrializzazione avanzata», come li definisce il dossier di Legambiente da cui abbiamo tratto alcuni dei dati che seguono - sono in forte aumento.
«In Italia nel 1998 rappresentavano già il 2,6% delle nuove immatricolazioni. Nel febbraio 2004 sono arrivati al 5,47%». Negli Stati Uniti ormai i SUV costituiscono «il 20% del parco auto circolante e quasi il 50% delle vendite delle tre maggiori case automobilistiche del continente [...]: Ford, GM e Chrysler».
Se ne producono e se ne vendono 3,5 milioni ogni anno. Se andate in giro ne vedrete tanti: belli lucidi, senza un granello di polvere, senza uno schizzo di fango. Infatti molti di questi SUV non mettono mai le ruote su un terreno accidentato come si può intuire dal fatto che ben 6 dei 10 modelli più venduti in Italia non possiedono le marce ridotte.
Non è il caso di fare un esame dettagliato dei SUV ma, brevemente, si può dire qualcosa sulla sicurezza (per i passeggeri, per gli altri automobilisti e per i pedoni) e sull'impatto ambientale.
Sicurezza. È il motivo principale con cui i possessori di SUV giustificano la loro scelta. Ma è una giustificazione che non regge all'esame dei dati.
Quattroruote (n. 575, pp. 62-75) ha effettuato una serie di prove che danno risultati tutt'altro che lusinghieri per i SUV. I 10 modelli più venduti hanno una tenuta media di 0,816 (se si esclude la BMV X5 che ha una tenuta dello 0,922, gli altri modelli arrivano al massimo a 0,845 fino al minimo di 0,770 della Hyundai Santa Fè). Ben più stabili le auto di categoria C: il test su dieci di queste ha dato una media di 0,983 (tra le auto testate il minimo è della Ford Focus - 0,949 - e il massimo della Peugeut 307: 0,998).
In altre parole il peggior risultato di un'auto del segmento C è comunque superiore a quello ottenuto dal migliore tra i dieci SUV più venduti. Ne consegue una maggiore instabilità e un alto rischio di ribaltamento quando si tratta di evitare ostacoli improvvisi (la cosiddetta prova dell'alce). Tra i vari incidenti auto mobilistici i ribaltamenti sono particolarmente pericolosi perché «la probabilità di riportare ferite gravi è del 36% maggiore in incidenti con ribaltamento che non in incidenti senza ribaltamento». Negli Stati Uniti, ogni anno, su 100.000 conducenti di SUV ne muoiono 10-12 a causa dei ribaltamenti.
I morti per ribaltamento sono il 19% per le auto normali e il 53% per i SUV (Ai ribaltamenti dei SUV è dedicato un intero sito). Non dissimili sono i risultati dei test di Quattroruote sullo spazio di frenata: sia sull'asciutto che sul bagnato questi per i SUV sono mediamente del 15-20% in più rispetto alle auto di categoria C. I motivi: baricentro alto, notevole peso e pneumatici che hanno «il fianco alto e cedevole».
Se quindi chi sta dentro un SUV non è più sicuro di chi sta in una normale automobile, ancor peggio va a chi si trova ad avere un "incontro ravvicinato" con un SUV. Secondo Quattroruote il conducente di una berlina che subisce un impatto laterale con un SUV ha una probabilità di morire 30 volte maggiore rispetto ad un impatto laterale causato da un'auto normale.
Invece secondo «ricerche condotte dalla IIHS (Insurance Institute for Highway Safety, istituto di ricerche sulla sicurezza stradale finanziato dalle società di assicurazione USA) [...] nel caso di scontri laterali tra un SUV e un'auto normale le possibilità di avere un morto sono 5,6 volte superiori che non negli scontri tra due auto normali». Negli scontri frontali spesso il SUV monta sul cofano dell'auto fino a entrare con il muso dentro il parabrezza.
«Nel 56.3% degli incidenti mortali che coinvolgono un auto normale e un SUV, il morto era a bordo dell'auto normale, mentre solo nel 17,6% dei casi era a bordo del SUV". Negli incidenti SUV-altre auto i passeggeri dei SUV hanno più probabilità di sopravvivere ma, come si è visto, in assoluto viaggiare su un SUV non è più sicuro del viaggiare su un'auto. L'impatto con un SUV non fa bene neppure ai pedoni e ai ciclisti. Mentre infatti una normale auto procura in genere lesioni alla gambe, il SUV essendo più alto e avendo i paraurti sporgenti e rinforzati (bull bars) rende più probabile un impatto letale o comunque permanentemente invalidante.
Impatto ambientale. Sicurezza a parte, altro grave inconveniente dei SUV sono i consumi. Non che mi importi molto di quanto spende in carburante un proprietario di SUV ma certo non mi è indifferente la qualità dell'aria che respiro.
Sempre da dati di Quattroruote riguardanti i 10 modelli più venduti in Italia i SUV diesel fanno mediamente 9,9 chilometri al litro, le versioni a benzina invece con un litro fanno appena 7,7 km). Per le 10 auto più vendute i dati invece sono di 17 km/lt per il diesel e 12,5 per i modelli a benzina. In altre parole con il carburante necessario mediamente per fare 100 km con un SUV un'auto diesel ne fa 171,7 e una a benzina 162,3.
Che fare (a parte non comprarli)? Legambiente fa sei proposte concrete e lancia anche un concorso di idee: elaborazioni grafiche e verbali, slogan, fotomontaggi, vignette e quanto altro può venirvi in mente da spedire a stopsuv@legambiente.org
(fonte: Fuoristrada da città. Anatomia di un delirio collettivo, dossier di Legambiente)

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