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Lunedì 8 Novembre 2004
Fatti mandare dalla mamma... a prendere il latte (all'estero)
Se qualcuno io chiedessi a un gruppo di industriali di ridurre i propri guadagni, secondo voi cosa mi risponderebbero? Verosimilmente mi riderebbero in faccia o, se va bene, mi ignorerebbero.
Se glielo chiedesse Sirchia?
Beh, forse in faccia non gli riderebbero (nonostante tutto è pur sempre un ministro), ma dubito che i risultati sarebbero diversi. Eppure, a leggere i giornali, a sentire i tg, pare che il ministro sia riuscito nell'impresa prima con i vaccini anti-influenzali, poi con il latte in polvere. Ora - galvanizzato - ci vuole provare con i farmaci che sono a totale carico del consumatore.
Beh, non è colpa mia ma continuo a credere - come pare disse Andreotti - che a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina e così ho cercato di saperne di più. Ad esempio sul latte in polvere si scopre che...

«Continuerà a costare molto di più che negli altri paesi europei, ma i produttori praticheranno uno sconto del 25-35% in cambio del quale il governo di fatto si adopera per allargare il loro mercato, incentivando la prosecuzione del consumo del suddetto latte fino ai dodici mesi di vita del neonato, e aiutando la riduzione delle spese per pubblicità delle case produttrici. "È un passo importante", canta vittoria il ministro, secondo il quale "di più non si poteva scendere, perché in Italia la distribuzione è capillare".

"Abbiamo riportato
il costo del latte artificiale a quello effettivo", si sbilancia addirittura il sottosegretario alle Attività produttive Dell'Elce. Salute e Attività produttive (intese come ministri) a braccetto vareranno in tempi brevi il decreto che vieta gli sponsor in ospedali e Asl e riduce il numeri degli "eventi scientifici" (leggi: pseudoconvegni promozionali) per i pediatri. "È uno spot per il ministro e per il latte artificiale", accusa l'assessore alla sanità della regione Toscana, che ha di recente siglato un protocollo con l'Unicef grazie al quale la Toscana acquisisce il titolo di "amica dei bambini" e il latte artificiale torna a essere un prodotto somministrato gratis ma solo per stretta necessità, ossia quando l'allattamento al seno sia impossibile o sconsigliabile.

Secondo i dati elaborati dall'istituto Mario Negri di Milano il costo al chilo del latte in polvere in Italia è in media 37,7 €: circa il doppio rispetto a paesi come la Spagna (19,6 €), la Francia (18,9 €), la Gran Bretagna (18,6 €) e la Germania (18,2 €). Dunque, prima dell'annuncio di [martedì scorso], eravamo in media a prezzi superiori del 100% rispetto ai paesi confinanti e vicini. Con la decisione di ieri, il differenziale italiano nei prezzi del latte in polvere rispetto agli altri paesi resterebbe comunque nell'ordine del 50-60%.

Perché? Le case produttrici lamentano la capillarità e la costosità della rete italiana: troppi pediatri da "informare", congressi da sponsorizzare, reparti da rifornire, i tanti punti vendita, l'Iva. Un sovraccosto che però studi indipendenti hanno valutato essere non superiore al 4-5%. Evidentemente Chiesi, Dicofarm, Guigoz, Humana, Mead Johnson Nut, Midifood, Mellin, Milté Italia, Milupa, Nestlé, Nutricia, Plada Industriale, Sicura, Sterilfarma e Syrio Pharma - le aziende convocate ieri al ministero - hanno convinto Sirchia del fatto che i loro costi sono proibitivi, e così è spuntata una riduzione del 25-35%.

Secondo Sirchia, a questo punto "sono superati i problemi con l'Antitrust", che ha in corso un'istruttoria e che già nel 2000 aveva multato per attività lesiva della concorrenza i principali produttori di latte in polvere. No comment dall'Authority di Tesauro: il nostro lavoro continua, fanno però sapere.

In cambio dello sconticino, le multinazionali del latte avranno l'abbattimento dei costi per la «promozione» del latte, a partire dai regali che venivano con regolarità fatti ai reparti pediatria di Asl e ospedali. Regali che però già violavano le direttive dell'Organizzazione mondiale della sanità, che nel "Codice internazionale sul marketing dei prodotti sostitutivi del latte naturale" vietava alle aziende di fare pubblicità negli ospedali, di dare visibilità alle marche, di fare omaggi; e che erano già stati oggetto di una circolare da parte del predecessore di Sirchia, Umberto Veronesi, la numero 16 del 24 ottobre 2000: in essa, invitando gli assessorati alla sanità ad adoperarsi per favorire l'allattamento al seno, il ministro chiedeva agli assessori di vigilare affinché il latte artificiale "fosse acquistato in condizioni di trasparenza e correttezza".

"Questo è il rapporto da recidere, il punto su cui intervenire", tuona Enrico Rossi, assessore per il diritto alla salute della regione Toscana, secondo il quale invece quello di [martedì scorso] "è solo uno spot per il latte artificiale". Proprio [martedì] la sua giunta ha varato una delibera che vieta gli omaggi e impone a Asl e ospedali di comprare il latte in polvere "per via economale". Inoltre "per i soli casi in cui sia davvero necessario, ossia sia sconsigliabile o impossibile per motivi sanitari l'allattamento al seno materno", il latte in polvere in Toscana sarà dato gratis per sei mesi.

Non sarà una spesa eccessiva, se si guarderà alla effettiva necessità: "Il 90% delle mamme potrebbe allattare al seno", dice Franco De Luca, pediatra di comunità e presidente del Centro Nascite Montessori di Roma, che dirotterebbe volentieri "fondi e risorse e impegno" del ministero della salute in questa direzione. "A quel punto quello del latte artificiale sarebbe un settore minimo, il sistema sanitario potrebbe anche darlo gratis, acquistandolo con oculatezza", dice De Luca, che nega anche i presupposti dell'altra campagna che il ministro Sirchia si accinge a fare, quella a favore della prosecuzione del latte artificiale il più a lungo possibile, fino al compimento di un anno: "Non esiste evidenza scientifica del fatto che, dopo il quarto mese di vita, il latte vaccino faccia male al bambino".»

(le parte virgolettate sono di Roberta Carlini, Latte, uno spot artificiale, in il manifesto, 3 novembre 2004)

[SoloNumeri]


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