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Lunedì 9 Maggio 2005
Il cielo a scacchi
Settecentoventisei persone in carcere ogni 100 mila abitanti. O un detenuto ogni 138 residenti. O ancora, 2,1 milioni di cittadini dietro le sbarre...
«Comunque la si voglia mettere, il nuovo dato pubblicato ieri dal Dipartimento di giustizia americano non potrebbe essere più chiaro: negli Stati uniti è in corso un fenomeno che potrebbe essere definito senza enfasi "carcerazione di massa", come infatti lo definiscono autorevoli columnist della stampa americana. In un anno - dal 30 giugno 2003 al 30 giugno 2004 - la popolazione carceraria è cresciuta di 48.452 persone, con un tasso del 2,3%. Ciò significa che, ogni settimana, negli Stati uniti sono finite in carcere in media 900 persone [in più di quante venivano scarcerate]. E questo nonostante da dieci anni il tasso di criminalità sia in costante decremento».

«Il trend va avanti da anni: "Questo dato va messo in relazione alle politiche contro la droga messe in campo tra gli anni `80 e gli anni `90, come risposta all'incremento di crimini connessi alle sostanze stupefacenti", ha spiegato Paige Harrison, funzionario del Dipartimento di giustizia e coautrice del rapporto. Ma secondo il Sentencing Project, un think-thank con sede a Washington che promuove le alternative al carcere, molti detenuti che languono nelle celle americane sono stati condannati per reati di piccola entità. "Se non iniziamo a promuovere politiche di alternativa alla prigione - ha detto Malcom Young del Sentencing Project - continueremo a essere il paese leader in fatto di carcerazioni". Secondo i dati dell'istituto Justice Policy, infatti, gli Usa sono al primo posto nelle statistiche mondiali per numero di persone detenute: 726 ogni 100 mila residenti. Nel Regno unito sono 142 ogni 100 mila, in Cina 118, in Italia 100».

Situazione rosea quella italiana? Mica tanto. Le carceri del c.d. Bel Paese sono perennemente sovraffollate. Il 27 aprile nel carcere di Sulmona si è suicidato un detenuto. Si chiamava Francesco Veduccio e aveva 36 anni. Il suo è il sesto in 19 mesi in quel carcere (e il 19 aprile 2003 si era suicidata pure la direttrice). Il suicidio del detenuto di Sulmona è il ventesimo dall'inizio dell'anno.

Riporto le parole di Luigi Manconi, responsabile del Dipartimento Diritti civili dei Democratici di Sinistra: «il dato generale dice che negli istituti di pena italiani ci si ammazza 17-18 volte più di quanto ci si ammazzi fuori dal carcere. Altro dato costante: oltre il 50% dei detenuti che si suicidano (il 54% nel 2004) si toglie la vita nei primi sei mesi di reclusione. Succede così anche nel 2005: la metà si è tolta la vita entro i primi 6 mesi di reclusione, 4 entro i primi 3 giorni. Rispetto all'età dei detenuti suicidi, ricordiamo che nel complesso della popolazione italiana oltre il 65% dei suicidi registrati riguarda persone sopra i 44 anni; in carcere solo il 13%: ma, tra i reclusi, il 60% dei suicidi riguarda persone tra i 18 e i 34 anni. Ancora: in carcere l'87% dei suicidi avviene tra i 18 e i 44 anni, mentre la media nazionale in quella fascia d'età raggiunge il 35% appena».

Non so quanti siano i suicidi nelle carceri degli Stati Uniti (se qualcuno trova i dati me li segnali pure), so però che l'art. 27, c. 3 della nostra Costituzione recita: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».

(I primi due capoversi vengono da un articolo di Cinzia Gubbini, Le galere USA: oltre due milioni di detenuti, in il manifesto, 26 aprile 2005. Le parole di Manconi sono ripresi da un articolo del settimanale Vita del 28 aprile).

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