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Venerdì 17 Settembre 2004
Petrolio alle stelle: gli Usa invadono Orione
Il petrolio va alle stelle: le truppe americane lasciano l'Iraq e invadono Orione
Nauseato dal finimondo che si è scatenato intorno a lui in Iraq, l'anziano liquido bituminoso che tiene l'occidente sotto scacco ha effettuato l'ultima grande impennata verso l'alto ed è fuggito verso lo spazio profondo. Immediata reazione di George W. Bush: "Niente paura, lo scoveremo ovunque si nasconda"
ENTERPRISE, data astrale 2004.9-11 - Nei giorni scorsi un'informativa riservata della CIA avvertiva chiaramente: il petrolio, il famigerato idrocarburo fossile che tiene tutti gli occidentali col fiato sospeso in un clima di continua tensione, ha lasciato il suo tradizionale covo in Iraq per rifugiarsi nei pressi di Betelgeuse.

Per la gioia, il presidente Bush ha ingoiato intero il praetzel preparatogli poco prima da sua moglie Laura, e, rosso in volto, è corso alla ricerca di una telecamera per annunciare che le truppe americane potranno finalmente lasciare il pantano iracheno, fino ad arrivare laggiù, dove nessun uomo è mai giunto prima.

Tonificata dall'annuncio, la macchina bellica americana si è immediatamente rimessa in moto, lanciando su Falluja le ultime centinaia di bombe ormai tolte dal cellophane, per poi correre con ogni mezzo e in ordine sparso verso i confini col Kuwait.

Intanto, viva preoccupazione è stata espressa dai rappresentanti della costellazione, Rigel e Cursa: negano decisamente di nascondere armi di distruzione di massa interstellare, ma si rifiutano di accogliere la sonda-ispettore Voyager II. Per difendere la propria orbita, migliaia di asteroidi minacciano di gettarsi sulla terra a grande velocità.

Il presidente Bush è stato categorico con gli ammassi stellari incriminati: "Sappiamo che nel nucleo di Bellatrix avvengono quotidianamente esplosioni nucleari, e che la cintura di Orione nasconde esplosivo ad alto potenziale: gli americani hanno il dovere morale di neutralizzare questa nuova minaccia".

La clamorosa svolta stavolta non ha però spiazzato l'Europa, che ha prontamente dichiarato: "Nessun problema, in fondo siamo sempre stati satelliti degli Usa".



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