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Anno dopo Anno
Clarence consiglia
Lunedì 8 Novembre 2004
E in nome di Dio, coltellate!
Contro un regista "antislamico" da una parte, contro un gay "peccatore" dall'altra. Il fanatismo si diffonde da una parte e dall'altra. Il peggio dell'Islam e il peggio dei cristiani ormai non si distinguono più. Bravo Bin Laden, alla fine ce l'hai fatta a contagiarci tutti
Ucciso un regista in Olanda. Aveva fatto un film sui maltrattamenti delle donne in Islam, un fanatico maomettano gli è saltato addosso e l'ha fatto fuori a coltellate.
Ucciso un gay a Londra. Usciva per i fatti suoi da un bar di "peccatori", una banda di ragazzini gli è saltata addosso e l'ha fatto fuori a pugni e a calci.

Le leggi antigay, in America, sono quelle che - a quanto dicono - hanno fatto vincere le elezioni. La lotta contro gli antislamici, in Oriente e altrove, è quella che sta dando le ali agli aspiranti sultani. Sia i fanatici americani che quelli arabi difendono - secondo loro - la morale e Dio. Tutto ciò, tecnicamente, sui giornali viene presentato come "rinascita dei valori religiosi". Bin Laden non è riuscito a vincerci, ma è riuscito a infettarci tutti quanti.
In tutte le confezioni di religione adesso bisognerebbe mettere un'avvertenza come sulle sigarette: "Maneggiare con cura. Può nuocere gravemente alla salute".

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Quello che ci mancava era proprio un bell'esproprio proletario. Se ne sentiva il bisogno. L'idea dev'essere stata di "Straccio" Liguori, che ai tempi in cui era in Lotta Continua - come il vostro umile corrispondente - si annoiava moltissimo, e non sapeva che fare. In Italia, allora c'erano circa duemila consigli di fabbrica e duecento consigli metropolitani di zona. Gli operai là decidevano insieme le rivendicazioni e le idee, e dopo le portavano fuori dappertutto. (Ovvio che di queste cose non ve ne parlano: sono quelle che ancora gli bruciano, altro che le quattro cazzate dei brigatisti o le assemblee al Mamiani). Il contratto, l'aumento, le condizioni di lavoro; ma anche la scuola, il divorzio, il Vietnam, l'Italia da rifare; e se non parlava fra quattro fighetti, ma fra milioni di padri di famiglia, di operai.

Tutto ciò, al buon "Straccio", non bastava. A lui servivano le emozioni. E via col situazionismo e gli happening per "far capire la rivoluzione alle masse". Le masse la rivoluzione se la facevano già per i cazzi loro, dal momento in cui si alzavano alle sei meno un quarto per andare a lavorare a quello in cui uscivano con lo striscione "seconda categoria per tutti" o "uniti si vince". Ma roba grigia, banale.

Io non dico che i Disobbedienti di ora faranno la fine di Liguori. Alcuni li conosco, e alcuni sono persino dei compagni. Dico loro però di ricordarsi com'è finito Liguori, che trent'anni fa faceva esattemente le stesse cose. Mi dispiacerebbe se finissero così anche loro, perché sono bravi ragazzi.

Liguori, adesso che non è più rivoluzionario, quando s'incontra col Liguori "rivoluzionario" di allora, gli fa: "Bravo ragazzo. Hai fatto esattamente quel che dovevi fare. Ti sei divertito, ha fatto spaventare quei coglionazzi che magari si stavano cominciando a chiedere se per caso avessero ragione gli operai, hai creato un bel po' di sano casino, hai dato delle buone carte da giocare a quelli che fanno lo sporco mestiere che faccio io ora, cioè la propaganda dei padroni. Ah, se tu potessi tornare ora qua, a darci una mano adesso!. Ma forse non ce n'è bisogno, forse questi riescono a fare tutto da soli".

In più, c'è un'altra faccenda che "Straccio" non ha capito allora e probabilmente non ha capito neanche ora, non avendo mai avuto il vizio di pensare. Ed è che non viviamo affatto in un paese democratico. O meglio, democratico sì, ma con al suo interno delle componenti che non esitano affatto, e non hanno mai esitato nè esiteranno in futuro, a usare le stragi e gli spargimenti di sangue per bloccare l'avanzata della sinistra. Contro il sessantotto non usarono i bei discorsi, usarono le bombe di piazza Fontana. Contro il '77, che era nato come un movimento giovanile di massa, usarono le squadre speciali in borghese. A Genova, non è che la situazione sia "degenerata": era prevista fin dal primo momento, sia negli aspetti "militari" (black-bloc inclusi) che in quelli di gestione mediatica, di propaganda.

Caruso è una persona molto più perbene di Fini, molto più mite d'animo e molto meno violenta. Ma anche molto più imbecille. Una settimana prima di Genova, Fini sapeva già benissimo che fra una settimana sarebbe andato semiclandestinamente alla questura di Genova a dare "suggerimenti". Caruso non sapeva un cazzo di ciò che sarebbe successo fra una settimana. Così, infantilmente, ha detto esattamente le cose ("zona rossa!", "dichiariamo la guerra!") che quelli si aspettavano da lui. Lui, da persona civile, le diceva "politicamente" e per metafora, ma quelli - che civili non sono affatto - le hanno usate per giustificare non le loro parole, ma le loro pallottole. Perché la loro tecnica è questa, e la useranno anche ora Perché il potere, in questo momento, è debolissimo ed ha un disperato bisogno di sparigliare.

Adesso,
sarebbe molto carino da parte loro se Caruso e i suoi amici rinunciassero per qualche tempo a "dirigere le masse" e imparassero invece - umilmente - a essere dei compagni. A fare ciò che i padroni non vogliono, e a non fare ciò che invece i padroni vogliono da loro. Se ancora non riescono e a distinguerlo, diano retta: si affidino a chi queste cose le sa perché le ha viste e vissute sulla propria pelle. Non sfascino un movimento un'altra volta, non diano nuovamente la vittoria ai padroni. Perché poi "io non volevo" non serve a niente.
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Sintesi. Hanno vinto, alleati, Sado e Maso.

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Di Americhe, però, da Sacco e Vanzetti in poi ce n'era sempre stata una sola. Adesso, per la prima volta, ce ne sono due. Non si riconcilieranno tanto presto. Può darsi che la vera novità sia questa. (Da giovane Carlo Marx faceva il corrispondente per un giornale di New York. Non vorrei che ora abbia preso il
vapore per venire a ficcarci il muso di persona).
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"Che caldo, signora mia! E siamo a novembre!". Forse queste sono le parole più profondamente "politiche" pronunciate prima, durante e dopo le elezioni.
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Dida. "Un gruppo di estremisti israeliani brinda per le strade di Gerusalemme dopo le notizie sulla morte del leader palestinese Yasser Arafat".
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Privatizzazioni. Ancora un disastro ferroviario in Inghilterra, con morti e centinaia di feriti. Prima, con le British Railways pubbliche, non succedeva. Ma tanto mica Blair e gli altri prendono il treno.
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Tv. La vita di Borsellino su Canale 5. Manca solo la scena in cui lui viene afferrato da Mentana e Lerner e imbavagliato stretto per non fargli raccontare quel che pensa dello stalliere di Berlusconi. Fisicamente, il bavaglio non è stato possibile perché l'avevano già ammazzato. Ma nè in Rai nè in Mediaset hanno mandato in onda l'intervista in cui lo diceva (poi l'ha trasmessa Santoro, e l'hanno licenziato su due piedi).
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Cronaca. Milazzo (ridente cittadina sul Tirreno). Cinquanta fra studenti e prof all'ospedale per una nube tossica sfuggita dall'adiacente raffineria. Proteste dei ragazzini superstiti, e livello d'inquinamento locale (di sei rilevatori ne funziona uno, ed è solo parziale) ancora sostanzialmente sconosciuto.
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