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Mercoledì 29 Dicembre 2004
L’anno che verrà
Ma perché ce l’hanno tanto (e non solo Berlusconi…) con Prodi? Perché quest’altr’anno si dovranno decidere due cose fondamentali: se stiamo con l’Europa o con l’America; e se vogliamo privatizzare lo Stato o lasciare qualcosa anche ai cittadini
L'anno che verrà. Anche Prodi, oramai, è "troppo di sinistra": lo stanno facendo fuori per questo, e non è affatto un capriccio né un fatto caratteriale. Un'imprenditoricrazia senza Berlusconi (meno cialtroneria, più efficienza, anche più rispetto delle buone maniere) sarebbe l'ideale. Se questo non si può, si può tentare anche con mezzo Berlusconi (Casini, Fini, ecc.). Ma se proprio non è possibile, se l'unica alternativa è tornare indietro e rinunciare al potere politico come impresa, allora stringiamo i denti e teniamoci Berlusconi.

Questo è l'oggetto
del contendere, non i capricci di Rutelli. Da quindici anni ormai lo stato italiano viene privatizzato. Non solo economicamente, ma proprio come ideologia. Da Keynes, siamo tornati all'Hobbes puro: non funziona, ovviamente, e non può funzionare: ma ditelo a un imprenditore-politico (lo sono tutti) e vi guarderà con la stessa aria scandalizzata e feroce della guardia rossa a cui avete detto che il pensiero di Mao non fa crescere più svelti i fagiolini.

L'ideologia delle privatizzazioni, anzi "della" privatizzazione, è la medesima del socialismo reale: dolore e sangue subito, per un avvenire radioso. Il problema è intendersi sulla distanza dall'avvenire: dieci anni? cinquanta? sette generazioni? E chi lo sa. In Italia, di anni ne sono passati ormai parecchi, s'è privatizzato tutto tranne i carabinieri, ma non sembra che l'audience, o la ggente, o per dirla all'antica le masse stiano meglio di prima. Certo, privatizzare con la vaselina non è la stessa cosa che privatizzare senza, e Ulbricht non è la stessa cosa di Pol Pot. Ma sempre della stessa minestra si tratta. E si vede.

L'opposto della privatizzazione non è il communismo: è la Francia. De Gaulle, l'illuminismo, la sana impresa pubblica, il funzionariato, il grand commis allevato non nelle sacrestie ma all'Ecole Normale Superiore; il (più modesto) corrispondente italiano erano i ricercatori della Montedison, la nazionalizzazione dell'Enel, l'Eni, l'Iri, Enrico Mattei. Communismo e capitalismo erano il dibattito domenicale. In realtà, il dibattito vero verteva - sempre - su questo: capitalismo regolato dallo stato o capitalismo degli "spiriti animali", capitalismo puro. Alla fine, ma c'è voluto un crollo epocale per arrivarci, ha vinto il secondo.
Prodi non ci sta per due motivi. Il primo è che egli, che è come gli altri un oligarca, non è però un avventuriero. E' un "boiardo di stato", come si diceva un tempo. O - più nobilmente - un "grand commis" alla francese. Il suo ideale, nel bene e nel male, resta Enrico Mattei. Non è dunque integrabile nell'esistente. Può solo andare a uno scontro.

Il secondo tema su cui Prodi non è integrabile è l'Europa. L'Europa, qui e ora, è antiamericana. Non perché voglia esserlo, o perché abbia velleità di egemonia. Ma perché fra euro e dollaro il contrasto è strutturale. Da una parte un'economia sana e in espansione, dall'altra una debole, schiacciata dal debito e sostenuta solo dalla forzapolitico-militare. Da qesto punto di vista l'Europa è la l'Inghilterra della sterlina, ancora militarmente debole, tre secoli fa. L'America, l'immenso e potentissimo impero spagnolo, divorato però da uno sfacelo insanabile dell'economia.

Prodi, di questa Europa, è uno dei capi e forse il capo. E' uno dei pochissimi europei di questa generazione. E' prima europeo e poi italiano, esattamente come Washington era prima americano e poi virginiano o Tito prima jugoslavo e poi croato. Nazioni nuove (gli Stati Uniti, la Jugoslavia, l'Europa) che fino a un certo punto vivono come tali senza accorgersene, e poi "improvvisamente" prendono coscienza di sè stesse, nel giro di una veloce stagione, a volte anche solo d'un paio d'anni: basta un catalizzatore, che casualmente può anche essere un uomo.

Per questo Prodi è un nemico, per il sistema di potere (e non per Berlusconi soltanto), con cui qui ed ora non si può venire a patti. A me non è simpatico Prodi (ricordo l'Alfasud, e non solo quella); non è un organizzatore democratico e non credo che il suo governo, a me personalmente e a quelli come me, porterà nulla di buono. Ma sono obbligato a schierarmi, come fra il re e i tedeschi, perché lo scontro attuale non è di quelli in cui si può essere neutrali.

La sinistra ha uno svantaggio grandissimo, in esso, ed è il contrasto fra le sue idee civili e democratiche e la sua gestione interna, che è profondamente e arcaicamente notabilare e oligarchica. E' un po' come il Senato di Roma che contrasta con Cesare Augusto: noi siamo repubblicani e plebei, amiamo profondamente la Città e non intendiamo regalarla a nessun imperatore, finché avremo fiato. Ma i senatori, nella storia, raramente hanno vinto.
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Buoni 1. Il giorno di Natale, su una tv, c'è il quindicenne iracheno che ha perso le braccia in guerra ma gli hanno fatto - in Italia - due bellissime protesi, e adesso vorrebbe vedere il Papa, gli piace molto Roma, da grande vorrebbe fare ecc. Le braccia gliele ha portate via un bombardamento ma l'intervistatrice, che trasuda bontà da tutti i pori, non parla di bombe ma - pudicamente - di "tragica esplosione".
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Buoni 2. Non verrà più lapidata - grazie alla solidarietà internazionale - la ragazza iraniana condannata a morte per "adulterio". Le autorità del paese, cedendo umanitariamente alle proteste di centinaia di associazioni, hanno magnanimamente deciso di non lapidarla più ma di limitarsi per stavolta) solo a impiccarla.
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Il treno, il terrificante espresso Torino-Reggio, viaggia senza riscaldamento perché "c'è un guasto". Alla stazione di La Spezia, all'una e quaranta, ci sono otto gradi sotto zero. I viaggiatori (o meglio, dei deportati), scendono e cominciano a saltellare sul marciapiedi. Una dozzina di loro improvvisa un girotondo di protesta sui binari. Arriva la polizia, c'è freddo, è la vigilia di Natale. C'è una breve e veloce trattativa. Alla fine, con tante buone promesse, il treno riparte. Ancora dieci ore per il Sud.
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Auguri da: San Precario, San Romeo, San Pietrino. E anche da San Libero, naturalmente.
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Uomo dell'anno. Il delfino che alla fine di ottobre ha salvato da uno squalo bianco il giovane Edgar Howes, di professione bagnino, sorpreso dal predatore al largo di Whangarei, Nuova Zelanda. Accorrendo sul posto il cetaceo ha cominciato ad evoluire attorno all'uomo, interponendosi fra esso e lo squalo, agitando le pinne e accennando anche violente musate in direzione dell'aggressore. Quando questi si è finalmente allontanato, il delfino - che non ha voluto declinare le sue generalità - ha accompagnato il bagnino fino alla spiaggia e ivi l'ha lasciato al sicuro, senza fargli domande sulle sue opinioni politiche, preferenze sessuali o credo religioso.
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Iniziative. A Catania, il 5 gennaio alle ore 19.30 al centro culturale Zo per iniziativa della Fondazione Giuseppe Fava, andrà in scena "L'istruttoria", uno "studio drammaturgico degli atti del processo Giuseppe Fava" a cura di Giovanni Bruschetta e Claudio Fava.
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